A ventiquattro ore dalla pubblicazione della sentenza negativa in Adunanza Plenaria (leggi l’articolo sulla sentenza), il sindacato Anief si è già mobilitato. L’esito negativo della sentenza, discussa in Consiglio di Stato il 15 novembre 2017, ha gettato nello sconforto i migliaia di ricorrenti.

Le parole del presidente Anief Marcello Pacifico

Il presidente dell’Anief Marcello Pacifico ha rilasciato, anche oggi, alcune dichiarazioni in merito (vedi l’articolo). “Per fare valere le nostre ragioni, – secondo Pacifico – siamo pronti a protestare contro la violazione del giudicato e con esso dello stato di diritto. Bisogna dire basta alla precarietà, una volta per tutte. E non dichiarare, come hanno fatto gli ultimi due Governi, l’intenzione di debellarla e poi fare il contrario. Per non parlare dei diplomati magistrale nel frattempo immessi in ruolo con riserva: è evidente che non li abbandoneremo, faremo in modo che in loro soccorso vadano i giudici europei, da cui aspettiamo con serenità un giudizio di revisione e di condanna dell’Italia, oltre che un adeguato risarcimento per la situazione tragicomica che stanno vivendo”.

Le azioni proposte dall’Anief

Sulle intenzioni espresse dal suo presidente, non si sono fatte attendere le proposte di ulteriori azioni legali da parte del sindacato. Infatti, tramite il comunicato pubblicato sul sito ufficiale, l’Anief propone ricorso gratuito alla CEDU. Ma non solo azioni legali: come già specificato, l’Anief si mobiliterà per la manifestazione in programma a Roma il giorno 8 gennaio 2018. “Siamo arrivati all’assurdo che un precario con diploma magistrale – conclude Pacifico – è in possesso di un titolo di studio che gli permette di insegnare nella scuola pubblica, senza però che l’amministrazione possa assumerlo. Ecco perché chiediamo di scioperare e manifestare a Roma ad inizio gennaio, oltre che di partecipare alle assemblee che stiamo organizzando in diverse località Italia: tutti devono sapere che non sono fantasmi, ma dei docenti che chiedono solo di svolgere la professione per cui sono stati selezionati e formati dallo stesso Stato che ora li vuole lasciare per strada”.