Plenaria 15 novembre 2017

Ad un giorno dalla pubblicazione dell’esito dell’Adunanza Plenaria del 15 novembre 2017 emergono le prime reazioni (leggi l’articolo sull’Adunanza Plenaria). Quelle dei docenti coinvolti, naturalmente, sono state molto rabbiose. Nei vari gruppi presenti sui social network, i ricorrenti hanno dato sfogo al loro sdegno nei confronti di una giustizia italiana che di giusto e di parità di diritti ha ben poco.

Le nuove proposte dell’Anief

L’associazione sindacale Anief, tramite un comunicato sul proprio sito ufficiale (leggi il comunicato), ha confermato la volontà di non fermarsi a questa sconfitta. Già nella giornata di ieri, il presidente Marcello Pacifico si esprimeva in questo modo: “Il precariato non si risolve eliminando i nomi da una graduatoria e non si può cancellare, con un colpo di spugna, il giusto diritto di un docente abilitato ad aspirare alla stabilizzazione”. L’Anief, per conto del suo presidente e dei suoi legali, già da oggi, è al lavoro per le nuove azioni da intraprendere. “Oggi più che mai, non ci fermeremo e porteremo la voce dei diplomati magistrale ai tavoli della contrattazione, chiederemo a gran voce la tutela dei loro diritti attraverso una risoluzione legislativa e ci rivolgeremo alla CEDU. Ancora una volta, sarà lì che avremo ragione”. Così conclude Marcello Pacifico, commentando l’esito dell’Adunanza Plenaria.

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Adunanza Plenaria: alcuni chiarimenti in merito agli sviluppi

Per chiarezza, in ogni caso, c’è da sottolineare che l’esito dell’Adunanza Plenaria non avrà effetto immediato. Infatti, le discussioni del merito dei vari ricorsi sono ancora in attesa di fissazione di udienza e, per questo motivo, i provvedimenti cautelari ottenuti finora, continueranno ad essere validi. Quindi, i contratti a tempo determinato e tempo indeterminato, stipulati dai vari ricorrenti inseriti con riserva, non potranno essere rescissi immediatamente. Inoltre, i ricorrenti che hanno ottenuto sentenze favorevoli passate in giudicato non potranno essere coinvolti nella decisione negativa dell’Adunanza Plenaria. Naturalmente, buon per loro, ma è l’ennesimo paradosso e disparità di trattamento causato dalle decisioni della giustizia italiana.