Plenaria: la revocazione in pillole

La plenaria ha emesso il suo verdetto chiudendo definitivamente le porte delle Gae ai diplomati magistrali. All’indomani dell’inaspettata doccia fredda ci si interroga sulle azioni da intraprendere a tutela degli interessati. Fermo restando che la questione dei diplomati magistrali non si ferma certamente alla sentenza dei giudici di Palazzo Spada, analizziamo una possibile soluzione evocata da qualcuno: la revocazione della Plenaria.

I presupposti

Come in ogni vertenza bisogna vedere se esistono i presupposti per poter avviare un contenzioso di questo tipo. Cominciamo subito con il dire che può presentare tale rimedio solo la parte del giudizio a queste condizioni (art 395 cpc): “Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione (325, 396; cc 2690): (1). Analizziamo di seguito quali sono le condizioni che devono essere alla base di un eventuale revocazione.

Le 6 condizioni necessarie

Le riassumiamo di seguito

  1. si deve vedere se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra (88; cc 1439);

  2. se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza (221 ss.; cp 372 ss.);

  3. se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario (cc 2699, 2702);

  4. se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare (324, 327, 338);

  5. se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione (cc 2909);

  6. se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.”

Come si procede

Un altro avvocato può indubbiamente proporre la revocazione. Questo nell’ambito di un giudizio pendente davanti al Cds la singola sezione, laddove ritenga di non condividere la pronuncia dell’adunanza plenaria. Per discostarsene deve rimettere nuovamente la questione alla Plenaria art 99 dlgs 104/2010 comma 3: “Se la sezione cui e’ assegnato il ricorso ritiene di non condividere un principio di diritto enunciato dall’adunanza plenaria, rimette a quest’ultima, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso”.

Tempistica

Esaurita la questione sulle modalità e sulla fattibilità di tale azione passiamo alla questione tempo necessario per ottenere il giudizio di revoca. È sempre difficile indovinare con certezza i tempi della giustizia amministrativa, tuttavia possiamo rifarci ad un esempio banale. E’ da 3/4 anni almeno che le singole sezioni provano a ribaltare un orientamento della plenaria sull’impugnazione dei bandi di gara (e di concorso) che risale al 2003 e la plenaria, per un motivo o per un altro ha sempre evitato di pronunciarsi e ha di fatto confermato il precedente orientamento. Ciò basti per orientare il lettore sulle alternative migliori possibili.