Diplomati magistrali: l'europarlamentare Alberto Cirio porterà la loro voce in Europa

I diplomati magistrali che si apprestano a scioperare domani a Roma, contro la loro ingiusta esclusione dalle Graduatorie ad Esaurimento sancita dalla Plenaria del CDS, sanno bene che la via dei ricorsi non può essere risolutiva della loro questione. Perlomeno, come afferma convinto l’europarlamentare Alberto Cirio, già assessore all’istruzione della Regione Piemonte dal 2010 al 2014, non può essere la sola. La soluzione definitiva deve giungere dalla politica, mettendo così un riparo a 18 anni di caos normativo.

Intervenga l’Europa

La questione dei diplomati magistrali proseguirà dunque la sua discussione nelle aule europee. Ciò tramite i ricorsi alla Cedu avviati dai sindacati e tramite l’intervento dell’europarlamentare Alberto Cirio che si farà latore delle loro istanze al Parlamento Europeo. Non può essere la mancanza di una laurea l’ostacolo all’esercizio della professione, giacché il loro titolo fu dichiarato abilitante sin dal 1999 dall’allora ministro dell’Istruzione Berlinguer. E l’Europa si era già espressa sulla questione delle abilitazioni e sulle proroghe ingiustificate dei contratti a tempo determinato.

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Buona scuola pasticciona

L’intervento di Alberto Cirio è contenuto in un articolo pubblicato dalla Gazzetta d’Alba, dove l’europarlamentare scende in campo a fianco dei diplomati magistrali che domani sciopereranno. «Lunedì ricomincia la scuola dopo le vacanze di Natale, ma per migliaia di insegnanti il 2018 non inizia bene. Sia come papà che da ex assessore all’Istruzione di una delle regioni più grandi d’Italia, penso che questa situazione sia assurda. Io sto dalla parte degli insegnanti e farò in modo di portare la loro voce a Bruxelles. Significa che decine di migliaia di insegnanti, dopo aver subito il precariato per tantissimi anni, non potranno più ottenere un posto di ruolo – prosegue Alberto Cirio -. Alla faccia della “buona scuola”, questo è un altro dei pasticci che ci ha regalato chi ci governa, perché la soluzione va trovata per vie politiche non giuridiche».