Contratto scuola
Si profila un contratto "timoroso". Quindi si rischia di insegnare fino a...

Il contratto scuola prende forma. Assomiglia in molte parti a quello stipulato il 23 dicembre per le funzioni centrali. Impressioni: un contratto poco innovativo. Economicamente, ma anche giuridicamente. Un esempio: probabilmente si insegnerà fino a 67 anni e in prospettiva oltre. Eppure, esistono alternative  all’insegnamento da inserire nel nuovo contratto giuridico. Ma…

Contratto scuola  “conservativo” e “timoroso”

Dalla vertenza contratto scuola arrivano solo brutte notizie.
Della parte economica si è già detto tutto. Meno trattata è quella giuridica che dovrà allineare il nostro profilo con il Decreto Brunetta e altro ancora. La conferma l’abbiamo avuta con la preintesa contrattuale del 23 dicembre u.s. (ad es. titolo VI responsabilità disciplinare)
In sintesi sarà un contratto sostanzialmente fotocopia dei precedenti (“conservativo”) e “timoroso”, perché incapace di rilanciare la qualità dell’insegnamento. Questa necessità dell’entusiasmo e della passione dell’insegnante, che possono venir meno, soprattutto a cinque-sei anni dalla pensione. A questo occorre aggiungere anche il rischio burnout.

L’insegnamento è un lavoro usurante

Per chi entra tutti i giorni in aula, conosce  la tensione che affianca la propria azione didattica. Questa non si riduce mai solo all’insegnamento ma è “contagiata” da altri aspetti, ugualmente importanti: la cura della relazione costituita spesso da comunicazioni non verbali e che risultano in molti casi decisiva e propedeutica a un apprendimento significativo; l’attenzione ai risvolti civili e penali (allergie, consegna in uscita dell’alunno a persone autorizzate…). A questi aggiungiamo il “bombardamento acustico”, prodotto dai toni alti delle voci dei ragazzi e dei bambini. E per finire (per essere sintetici) le classi pollaio e superpollaio che amplificano tutti i suddetti problemi, aggiungendone di nuovi.
Tutto questo grava sull’insegnante e in particolare sulla sua sfera psico-nervosa, che oggettivamente non è più solida con l’avanzare dell’età anagrafica e l’aumento degli anni di servizio.

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Le alternative all’insegnamento già esistono

Da qui la necessità di differenziare la funzione docente, prevedendole nel contratto scuola.
Le alternative all’insegnamento già esistono e quasi tutte sono caratterizzate dal volontariato (costo zero o quasi).  Penso all’animatore digitale, al referente Cyberbullismo, al tecnico di laboratorio informatico (scuola primo grado), al responsabile dei progetti Pon, al bibliotecario con funzioni anche di promotore all’educazione alla lettura, al tutor dei neo-assunti, al formatore…
Queste mansioni sono svolte “a latere” dell’insegnamento, spesso tra gli spezzoni o buchi-orario. Con l’aggravante, come scrivevo sopra, di non essere contrattualizzate, confermando la presenza del   liberismo economico a scuola. La strategia comunicativa ha il solo scopo di nascondere la realtà: il massimo dei risultati con costi contenuti o azzerati.

Sindacato, batti un colpo se sei presente

L’inserimento nel contratto conseguirebbe l’obiettivo di dare dignità professionale alle suddette funzioni, liberandole da una certa liquidità (assenza di un contratto e compensi incerti). Purtroppo le notizie sul contratto scuola non ci fanno sperare. La preintesa contrattuale per le funzioni centrali “docet”.  Alla controparte conviene un contratto “dimesso”, che punta a ottimizzare le risorse umane, tra le più vecchie in Europa , evitando nuovi costi economici.
Nonostante questo mi rivolgo al sindacato: batti un colpo se ci sei!