I docenti uniti per un piano di rientro ed il CCNL in discussione
I docenti uniti per un piano di rientro ed il CCNL in discussione

Siamo in un momento cruciale della trattativa per il rinnovo del CCNL comparto Scuola nel quale sembra difficile innanzitutto mantenere fede all’accordo politico del 30 novembre 2016 tra Governo e Sindacati che aveva stabilito per tutti gli statali un aumento che non poteva scendere sotto le 85 euro lorde. Persino questa cifra, già irrisoria rispetto alla media stipendiale dei docenti ed all’adeguamento che le spetterebbe di diritto, sembra essere a rischio nel comparto scuola, diversamente da altri settori del pubblico impiego.
Ma è soprattutto dal punto di vista normativo che sono arrivate proposte dall’ARAN che riteniamo assolutamente peggiorative della condizione lavorativa dei docenti e chiaramente in linea con la prosecuzione degli intenti stabiliti nella L.107/15, tra le quali:

  • Introduzione di un vero e proprio Codice Disciplinare a carico dei docenti, come imporrebbe il Decreto Madia. Il Testo Unico (D. lgs. 297/94) già prevede precise e dettagliate infrazioni oltre le quali crediamo verrebbe messo fortemente in discussione il principio di libertà di insegnamento sancito dalla nostra Costituzione. Inoltre lo stesso decreto Madia ha mantenuto, solo nel comparto scuola, la competenza al Dirigente di sanzionare il personale fino alla sospensione dal servizio per 10 giorni, lasciando negli altri comparti solamente la possibilità di sanzionare attraverso il rimprovero verbale.
  • Il piano annuale delle attività non più approvato dal Collegio, ma direttamente dal Dirigente e le ore funzionali all’insegnamento portate dalle 40+40 a 80 complessive (senza più distinzione tra consigli e altre attività collegiali)
  • Inserimento nella funzione docente della formazione obbligatoria non retribuita, del tutoraggio all’alternanza scuola lavoro, del potenziamento dell’offerta formativa.
  • Blocco triennale a partire dall’anno scolastico 2019/2020 della mobilità territoriale

Tutti i punti elencati sono confermati e denunciati da sindacati che hanno assistito alle trattative ed alcuni di essi si evincono chiaramente anche dai comunicati scritti dai sindacati confederali che possono influire sulla trattativa.
Ci chiediamo perché si continua ad infierire sul personale della scuola? Solo il contratto in questo momento potrebbe arginare questa deriva.
Come gruppi e comitati nati a seguito delle assunzioni della “Buona Scuola” in rappresentanza dei docenti esiliati e vessati dalle assunzioni e dai trasferimenti forzati, diventati il simbolo della svalutazione estrema della professionalità docente, riteniamo sconvolgente che si sia giunti al punto di fare simili proposte e ci dichiariamo contrari all’ipotesi del vaglio delle stesse.
In particolare il blocco delle domande di trasferimento, lesivo della libertà di movimento di una categoria dei lavoratori, appare l’ennesima punizione inferta alla ormai nota condizione di sofferenza umana e materiale dei docenti forzatamente emigrati dal centro sud al nord del paese intorno ai 50 anni di età.
Ma anche tutte le altre proposte non farebbero altro che continuare a svilire la professionalità docente in un momento in cui bisognerebbe invece concorrere a rivalutarla e renderebbero la Scuola un luogo meno democratico e collegiale.
Ci dissociamo dalle campagne diffamatorie anonime prodotte attraverso messaggi fatti girare nei social, ma chiediamo ai sindacati confederali, interlocutori diretti nella trattativa e deputati alla tutela dei lavoratori della scuola, di non cedere ad alcuna di queste proposte e di valutare attentamente i chiari segnali di malessere che provengono dal mondo della scuola attraverso diverse modalità di azione (discussioni nelle assemblee sindacali indette negli istituti, comunicati, petizioni lanciate, discussioni nei social) e che vanno tutte nella direzione del netto rifiuto a quanto sta emergendo in questi giorni.
Sarebbe necessario andare verso una nuova mobilitazione generale indetta in un’ottica non divisiva della categoria dei docenti fin troppo frantumata, ma unitaria e convergente su un obiettivo che oggi può vedere uniti tutti: dire no alla sottoscrizione ed al rinnovo di un contratto peggiorativo delle condizioni lavorative ed umane degli insegnanti oltre che mortificante dal punto di vista salariale.
La stessa politica, a un mese dalle elezioni, dovrebbe prendere una chiara posizione nei confronti di un comparto pubblico che è stato massacrato negli ultimi venti anni, ma che nonostante tutto si colloca in terza posizione tra le istituzioni verso le quali gli italiani ripongono maggiore fiducia (si veda sondaggio apparso il 22 gennaio 2018 su Repubblica)

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