La profezia di Anief:
La profezia di Anief: "Sarà un inverno all’insegna degli scioperi"

Comunicato Anief – Sino alla fine dell’inverno, la scuola pubblica italiana dovrà convivere con mobilitazioni e scioperi a seguito delle mancate risposte da parte del Governo e dell’amministrazione centrale ad annosi problemi irrisolti: dopo il riuscito stop delle lezioni, l’8 gennaio scorso nel giorno di rientro dalla vacanze natalizie, a seguito dell’assurda sentenza del Consiglio di Stato che ha escluso della GeE decine di migliaia di maestri con diploma magistrale, di cui 6mila addirittura già immessi in ruolo e per i quali non c’è altra soluzione che approvare un decreto d’urgenza ad hoc, l’Anief ha proclamato lo sciopero degli scrutini per tutti gli ordini scolastici a cavallo tra la fine di gennaio e la prima decade di febbraio, a seconda dei calendari previsti in ogni singola scuola.

Lo sciopero è riservato ai primi due giorni delle riunioni collegiali, con l’esclusione dei docenti della scuola dell’infanzia, poiché non svolgono scrutini. Anche il personale Ata potrà scioperare, anch’esso solo in relazione ai momenti in cui si svolgono gli scrutini. Tutti i docenti potranno partecipare: la ferma richiesta di riapertura delle GaE, per la quale il sindacato ha presentato una proposta formale a tutte le istituzioni coinvolte, riguarda anche i laureati in Scienze della formazione primaria e gli abilitati TFA e PAS. Poi, ci sono altri diversi nodi mai sciolti – contrattuali, organizzativi, legislativi – che riguardano il personale tutto, anche di ruolo.

Il 23 marzo si replica, in occasione dell’insediamento delle nuove Camera: in quella stessa giornata è prevista una nuova manifestazione a Roma davanti al Parlamento, a cui parteciperanno anche altri sindacati. Ma la protesta continua ogni giorno, con sit-in spontanei organizzati in varie piazze italiane. Tra le motivazioni del forte malcontento della categoria figura l’ostinazione nel tenere chiuse le GaE e perpetrare il precariato di personale selezionato e abilitato che attende anche da decenni di essere assunto a tempo indeterminato; poi c’è la richiesta dello sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale che costringe il sindacato a patrocinare i ricorsi in tribunale, il cui congelamento mantiene gli stipendi del personale pubblico sotto la soglia della tollerabilità. Infine, fa scalpore il mancato adeguamento del contratto alla normativa comunitaria.

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Secondo l’Anief, la mobilitazione e la proclamazione degli scioperi a raffica sono necessari. Perché la misura è colma e mai come in questo momento, a cavallo tra due legislature, occorre mandare un chiaro segno a chi governa le sorti dell’istruzione pubblica del Paese. Un segnale che tutto il personale è invitato a mandare: lo stop, infatti, aperto al personale docente, Ata ed educativo, sia a tempo determinato che indeterminato.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “se lo sciopero dell’8 gennaio ha avuto il merito di rendere le famiglie edotte di un problema che in primo luogo ha investito 50mila insegnanti, beffati dal tradimento del giudicato amministrativo che li aveva immessi nei ruoli dello Stato o li aveva individuati come supplenti, il rinvio degli scrutini dei prossimi giorni vuole coinvolgere pure i consigli di classe della primaria, medie e superiori su temi che riguardano da vicino il personale docente e Ata, il cui grado di sopportazione è ormai vicino allo zero e che abbiamo avuto modo di raccogliere ascoltandolo nei ripetuti incontri degli ultimi mesi”.

“Non possono essere di certo un contratto-farsa, con aumenti ridicoli e probabilmente anche norme e sanzioni peggiorative, come vorrebbe l’Aran, dopo quasi un decennio di fermo stipendiale, a soddisfare una categoria che continua ad essere tradita e vilipesa a trecentosessanta gradi da proposte irricevibili. Il programma degli scioperi si concluderà il 23 marzo, con l’inizio dei lavori da parte delle nuove Camere. Noi, come sindacato e con i lavoratori che lo vorranno, saremo lì: davanti a Montecitorio, per informare il nuovo Parlamento appena insediato delle tante e complesse problematiche irrisolte del settore dell’istruzione. Per chiedere ai nuovi deputati – conclude Pacifico – un calendario urgente, per predisporre approvazioni di norme urgenti e non più procrastinabili”.

In attesa di una risposta del Governo e delle forze politiche, Anief continua a raccogliere le adesioni per ricorrere gratuitamente alla Cedu, per la disparità di trattamento in atto e la violazione del giudicato, alla Cassazione per annullare la sentenza dell’adunanza plenaria per eccesso di giurisdizione, alla Commissione di petizione del Parlamento Europeo e al Consiglio UE.