Genitori in pressing sulla Fedeli: mantenere i maestri in Gae!

I genitori dei bambini che frequentano le scuole dell’infanzia e primaria, preoccupati dell’evolversi della situazione dei maestri, decidono di intervenire nella questione. Il vorticoso susseguirsi di notizie frammentarie e confuse circa la vicenda dei docenti diplomati magistrali ha destato ansia e preoccupazione. Il contenzioso in atto con l’amministrazione ha finito per riversare i suoi effetti negativi su chi non c’entra niente, ossia sugli studenti e sulle loro famiglie. E così, carta e penna alla mano, 200 genitori dell’ Istituto Comprensivo di Ceva hanno chiesto al Dirigente Scolastico di essere ascoltati. Si è pertanto tenuta una riunione il 30 gennaio scorso e finalmente in tal sede è stato possibile avere più chiaro il quadro della situazione.

Le vere vittime

I genitori non pretendono di entrare nei dettagli tecnici che preludono alla decisione di tenere fuori i maestri dalle Gae. Ritengono però legittimo esprimere le proprie preoccupazioni come fruitori di un servizio pubblico e pertanto in difesa dei propri figli. Essi sono i primi soggetti incolpevoli a subire le conseguenze negative di questa vicenda. Per questo motivo sottolineano che la precarietà dei docenti finisce con il riversarsi sulla collettività e sulla società. Non è giusto che siano loro a pagare le conseguenze di un mancato buon senso che imporrebbe di mantenere in ruolo i maestri con riserva.

Il contenuto della lettera

Ne emerge un quadro di povertà educativa dove i soggetti, da un giorno all’altro, diventano oggetti e i diritti acquisiti da un anno all’altro, carta straccia. Com’è possibile che i maestri possano essere assunti, immessi in ruolo (seppur con riserva), ritenuti idonei dopo avere superato positivamente il periodo di prova e infine essere licenziati? Come è possibile tutto ciò anche alla luce dei soldi pubblici (anche i nostri soldi) spesi per la loro formazione? Come è possibile che migliaia di docenti stiano lavorando da anni con contratto a tempo determinato anche nella nostra scuola e non abbiano la possibilità di arrivare ad una stabilizzazione ed anzi, si ributti nel precariato anche chi già in ruolo? Come è possibile che i docenti rischino anche di non potere più stipulare contratti, neppure da precari, superando i 36 mesi di servizio, come recita l’articolo 131 della L.107/15? Chi sarà nominato per ricoprire le migliaia di cattedre che rimarranno scoperte? Chi saranno quindi i docenti dei nostri bambini? Ci auguriamo di non dover raccontare a settembre ai nostri figli una tale assurdità e confidiamo nelle competenze di tutti quegli attori istituzionali che sapranno certamente affrontare con umanità e discernimento una situazione così delicata e complessa. Siamo preoccupati e vorremmo esprimere quanto stiamo vivendo, alla luce di questo ennesimo cambio delle regole per ricoprire il ruolo di insegnante nella scuola primaria. I nostri figli hanno già dovuto vivere il disagio legato ad una serie di avvicendamenti di docenti negli anni scolastici precedenti. Ci risulta davvero difficile capire perché aspetti meramente burocratici debbano prevalere sul percorso di apprendimento dei nostri figli e vorremmo poter essere ascoltati. Alle nostre maestre va tutta la nostra stima e solidarietà e confidiamo che il nostro appello, rivolto all’uso del buon senso e all’utilizzo che si fa della giustizia nonché al ripristino e al rispetto dei diritti di tutti, venga ascoltato.

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