Renzi scongela le dimissioni da segretario del PD

Matteo Renzi, in una conferenza stampa post voto, aveva dichiarato pubblicamente che si sarebbe dimesso soltanto nel momento in cui si sarebbe insediato un nuovo governo. Le reazioni interne al PD, dopo il risultato delle elezioni che vedevano il partito retrocedere al ruolo di opposizione, sono state di segno opposto. Non erano mancate le critiche dei big del partito, in primis quelle del senatore Luigi Zanda. Il Corriere della Sera e Il Fatto Quotidiano avevano ripreso anche quelle del senatore uscente Sposetti che voleva un processo per il segretario condotto dalla base del PD. Un ultimo aggiornamento ci illustra come sulla vicenda delle dimissioni congelate ci sia uno sblocco.

Dimissioni ufficiali da lunedì 12 marzo

In un articolo di Italia Oggi a firma di Franco Adriano appare la notizia delle dimissioni di Renzi con decorrenza da lunedì prossimo. La lettera che le ratifica scritta dall’ex Premier è già nelle mani del presidente del Pd Matteo Orfini. Si ipotizza una reggenza da parte del’attuale vicesegretario Maurizio Martina. La nomina del nuovo segretario passerà per una assemblea che dovrà essere indetta il via alla fase congressuale. Le intenzioni sono quelle di fare il tutto molto velocemente. I bene informati assicurano di concludere i lavori entro un mese.

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I tormenti interni

All’interno del partito si sono sviluppate due correnti di pensiero opposte. La prima di queste che fa capo al guardasigilli Andrea Orlando vuole che il 90% della base sia contrario ad appoggiare un governo a 5 stelle. Il più convinto di tutti appare la new entry Carlo Calenda che ha detto “Se si va con Luigi Di Maio, il mio sarà il tesseramento più breve della storia“. La seconda è sintetizzata nel pensiero del governatore della Puglia, Michele Emiliano, che controbatte dicendo che questo rappresenta un motivo in più per sostenere un governo con i pentastellati. Più tiepido il governatore piemontese Sergio Chiamparino che dichiara la disponibilità all’ascolto ma ribadisce la ferma volontà di rimanere all’opposizione.