La candidatura di Mario Pittoni a Ministro dell'Istruzione

Quello del Sen. Mario Pittoni è uno dei nomi del centro-destra possibili come futuro ministro del Miur. Gli altri nomi di possibili responsabili del dicastero di Viale Trastevere facenti capo alla colazione di centro-destra, secondo la stampa, sono quelli di Anna Maria Bernini, Mara Carfagna e Elena Centemero di Forza Italia. E’ in questa rosa di nominativi che uscirà il ‘competitor’ proposto dal M5S, il preside dell’ Istituto Maiorana di Brindisi Salvatore Giuliano.

La scheda del Sen. Mario Pittoni

In Senato già nella XVI legislatura, Mario Pittoni si è distinto per il 99,66% di presenze ai lavori (primo assoluto tra i parlamentari del Carroccio di Camera e Senato) e per i risultati. Portano principalmente la sua firma l’avvio della conversione della cosiddetta spesa “storica” per l’Università in “virtuosa” (a regime, il fondo sarà assegnato con criteri per il 70% oggettivi – costi standard – e per il 30% premiali) e, per la scuola, il progetto di riforma dei meccanismi di reclutamento dei docenti su base regionale salvaguardando la libertà di scelta. Pittoni in Parlamento è stato capogruppo in commissione Cultura occupandosi di istruzione, ricerca e beni culturali, coprendo lo stesso incarico anche per le Politiche dell’Unione Europea e nella commissione straordinaria Controllo dei prezzi e della trasparenza dei mercati. E’ stato pure membro della Commissione di Vigilanza Rai e del Gruppo di collaborazione Senato-Unesco. Attualmente è responsabile federale Istruzione del Carroccio e presidente della Lega FVG.

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Il futuro della scuola italiana

 “Il nuovo ministro non dovrà fare nuove riforme“, dice, “quelle stratificate hanno bloccato la macchina amministrativa. Il nuovo ministro dovrà parlare con la struttura burocratica per farla ripartire. La Lega vuole concorsi su base regionale, oggi 250mila docenti sono stati spostati sul territorio, un terzo del corpo insegnante. È un costo enorme per lo Stato e un costo umano per le famiglie. Serve un buon meccanico che faccia ripartire la macchina“, dichiarava su una intervista apparsa su Money.it nell’immediata vigilia del voto dello scorso 4 marzo. In quell’occasione spiegava come sul programma per la scuola si fossero già registrate le disponibilità dei sindacati Cisl, Uil, Snals, Gilda. La Cgil non si era esposta ma non si era messa nemmeno di traverso.