Smartphone a 9 anni
Smartphone ai bambini? E' come consegnare le chiavi di un auto a chi non ha la patente.

 
Smartphone a 9 anni, l’età si abbassa sempre più. Sprovveduti e “senza patente” i nostri bambini, lasciati soli dai genitori. E’ urgente “riprendere per mano”  i nostri figli!

Smartphone a 9 anni, una brutta immagine

La realtà, le esperienze e gli incontri sono spesso più efficaci di ore passate su libri o ad ascoltare conferenze di esperti.
Spesso incontro bambini di 9-10 anni. In mano hanno  il nuovo compagno tecnologico: lo smartphone! Ne vanno fieri! M. Spitzer lo definisce il “nuovo coltellino svizzero”. Quest’ultimo spiccava per la sua duttilità e funzionalità . Medesima situazione, ma a livello virtuale, può essere attribuita al dispositivo. Posso telefonare  inviare messaggi, chattare, navigare nel Web, digitare testi, ascoltare un brano musicale, vedere un film utilizzare altre applicazioni di produttività…
Lo smartphone a 9 anni? E’ una realtà!  Fin qui niente da obiettare. I tempi cambiano e con essi i bambini e quindi i loro desideri. I problemi iniziano con la sua gestione.  La ricerca G-data ci dice qualcosa in più: questi dispositivi sono senza protezione ( antivirus, Parental Control,  password deboli,  la privacy è impostata in modo inadeguato per la sicurezza…)

La “Caporetto educativa” dei genitori

Mi sfuggono i motivi che spingono i genitori e in genere gli adulti (=parenti) a regalare ai piccoli “nativi digitali” dispositivi aperti al mondo virtuale. Non a caso qualcuno invita a non regalarli.  Mi riesce difficile coglierne la prospettiva, il senso, se non quello di confermare una presenza educativa “liquida”, fatta di tanti “si” o “no”, tutti dipendenti dai capricci, dai “desiderata” dei piccoli despoti.
Da qui  l’abdicazione educativa della famiglia,  confermata ad esempio anche dalla richiesta soddisfatta dei bambini di avere   videogiochi “sparatuttto” marcati Pegi +18 ( Call of Dudy, GTA…). Il desolante “quadretto” certifica la rinuncia dei genitori al principio d’autorità, connaturato al concetto di padre ( Lacan e il suo divulgatore M. Recalcati ), legittimando invece quello paritetico o amicale.  Questa assenza e fuga dell’adulto dal mondo esperienziale del bambino continua con il mancato controllo dell’uso dello smartphone. In questo vuoto si insinuano amici e compagni che attraverso il tam-tam mediatico o fisico alfabetizzano gli iniziati. Con quali risultati?

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“Riprendiamo per mano i nostri figli”

L’assenza educativa dei genitori rimanda alla mancanza di un  progetto  di vita per i propri figli che richiede disponibilità ad ascoltarli, senza però divenire “troppo amici”,  a comprendere i contesti lontani e prossimi che condizionano la loro crescita. E per quest’ultimo aspetto occorre tempo per leggere, aggiornarsi  perché le mappe dei territori dove si costruisce  e decostruisce l’identità liquida  dei “nativi digitali” sono cambiate.   Solo in questo modo si diventa autorevoli ai loro occhi, favorendo anche in alcuni casi l’autoritarismo, perché supportato da un progetto. Nonostante tutto i nostri figli cercano una guida. Il Thanatos e l’Eros ( S. Freud) che caratterizzano il mercato lo confermano. Il problema, quindi,  è dove stanno guardando i nostri figli! Un contesto da dove i genitori sono emigrati, espulsi da sirene che rimandano al vuoto educativo!