Sentenza del CDS su diploma magistrale non respinge e rinvia al Tar

Una sentenza del Consiglio di Stato emessa ieri ha richiamato l’attenzione dei diplomati magistrali. Il motivo è costituito dal fatto che i giudici di Palazzo Spada non hanno rigettato il ricorso e lo hanno rimesso alla decisione finale del Tar. Il 1 marzo 2018 si è svolta la Camera di Consiglio e la pubblicazione c’è stata il 28 marzo. A scanso di equivoci precisiamo subito che la sentenza in questione, che alleghiamo qui all’interno per dar modo al lettore di prenderne visione, non cambia affatto il quadro delineato dalla plenaria del 20 dicembre scorso. Partiamo dall’analisi del ricorso depositato che impugnava il d.m. 495/2016 per l’esclusione dalle Gae dei diplomati magistrali ritenuta illegittima.

Il ricorso in pillole

Si trattava di un ricorso in appello contro la sentenza del TAR Lazio, Sede di Roma, sezione III bis, 25 gennaio 2017, n.1334. In quella circostanza il tribunale amministrativo ha considerato tardivo ricorso, dichiarando il difetto di giurisdizione in favore del giudice ordinario. I ricorrenti hanno impugnato questa sentenza adducendo tra l’altro il motivo che il non accoglimento delle proprie tesi avrebbe comportato un contrasto con il diritto europeo. Sulla giurisdizione c’era già stato un pronunciamento della Cassazione che respingeva un appello del Miur mantenendo il seno tanto alla giustizia amministrativa, quanto a quella ordinaria, la competenza a decidere.

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Nessun cambio di orientamento

Orbene, atteso che non si possa escludere che i giudici vogliano solo prendere tempo, in attesa che magari la politica intervenga sulla complessa materia, non va trascurato il fatto citato dal punto 6 delle motivazioni emesse dal CDS. Non c’è stata la trattazione della causa: “il Giudice di appello deve limitarsi ad annullare la sentenza impugnata e a rinviare la causa allo stesso Giudice di primo grado, senza procedere ad ulteriore trattazione”. L’appello è stato accolto esclusivamente perché è stata respinta l’eccezione della giurisdizione. A questa conclusione si giunge leggendo la consueta formula di rito finale P.Q.M.

La Sentenza