Smartphone no a scuola
Smartphone lasciati a casa durante i viaggi d’istruzione… L’alternativa è l’estraniamento

Smartphone no a scuola. La decisione è relativamente semplice nelle ore di lezione. Diventa, invece, più difficile per i campiscuola o visite d’istruzione. La conferma della bontà del  divieto assoluto, proviene da P. Crepet (psichiatra)

La Legge 71/17, la presenza dello Stato

La legge 71/17  è un buon provvedimento! Nasce dal “sacrificio” di C. Picchio, che ha portato  E. Ferrara ( insegnante di musica e poi senatrice)  a farsi promotrice della suddetta legge.
La Repubblica italiana “entra nella partita”. Finora si era limitata ad osservare il problema.  La sua presenza è un mix  tra la dimensione formativa (=inclusione) e sanzionatoria. Alcune criticità: i tempi di rimozione e il mancato coraggio a definire un compenso certo al referente per il contrasto al cyberbullismo!  Per quanto riguarda il primo aspetto, era difficile fare meglio. La vittima del cyberbullismo,  direttamente ser ultraquattordicenne o indirettamente tramite chi esercita la patria genitoriale,  può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media una richiesta di rimozione di qualunque materiale presente nel loro spazio. Trascorse 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che deve interviene  entro le successive 48 ore.

Il regolamento d’Istituto per il contrasto al cyberbullismo

Ma pensiamo positivo! Un elemento qualificante della legge è la formalizzazione del  Regolamento d’Istituto relativo al Quest’ultima ha il Regolamento d’Istituto come riferimento. Si legge, infatti all’art.5 comma 2 ” I regolamenti delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 4, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, e il patto educativo di corresponsabilità di cui all’articolo 5 -bis del citato decreto n. 249 del 1998 sono integrati con specifici riferimenti a condotte di cyberbullismo e relative sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti.”

Lo smartphone, il “coltellino svizzero” (M. Spitzer)

E’ indubbio che il fenomeno del cyberbullismo nasce  dall’uso disinibito e superficiale  dello smartphone definito da M. Spitzer  “il nuovo coltellino svizzero”  ( “La solitudine digitale” Corbaccio, Milano, 2015). In mano ai ragazzi l’utilizzo è spesso  disinvolto,  disinibito. In altri termini “leggero”, non supportato da conoscenze e abilità tecnico-informatiche adeguate e da una solida un’empatia  verso l’altro.  Siamo sideralmente lontani da quella “saggezza digitale” (digital wisdom) ipotizzata recentemente da M. Prensky. Espressione che insieme a quella di “nuovi ragazzi”, sostituisce la criptica “Nativi digitali”

 Smartphone spento, la decisione di molte scuole

Se questa è la situazione, risulta inevitabile la decisione di vietarne l’uso (spento). Divieto più vincolante per gli istituti comprensivi. In tal senso si è mosso, il gruppo di lavoro dei referenti del 3° Municipio e 15° Municipio di Roma (Ambito 9).  Iniziativa da me voluta e tenacemente portata a conclusione.

Il riferimento normativo è stato la Direttiva Fioroni (15.03.2007). Ovviamente il documento risente del tempo. Si fa riferimento ai cellulari, oggi divenuti smartphone. Si legge “L’uso dei cellulari da parte degli alunni, durante lo svolgimento delle attività didattiche, è vietato. Il divieto risponde ad una generale norma di correttezza che trova una sua codificazione nei doveri indicati nello Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. n. 249/1998). La violazione di tale divieto configura un’infrazione disciplinare rispetto alla quale la scuola è tenuta ad applicare apposite sanzioni. “

Un no anche per i viaggi d’istruzione…

E per le visite guidate o i viaggi d’istruzione? Personalmente non ravvedo motivi didattici per la sua presenza fisica. Anzi, è solo un dispositivo che distrae, distoglie l’attenzione su quello che sta intorno al ragazzo. L’autorizzazione al suo uso , rende corresponsabile  l’Istituto del  diffondersi della “sindrome Hikikomori“.  l’Istituto scolastico diviene complice di quell’evaporazione delle relazioni reali, poiché gli occhi non incrociano altri occhi, ma sono concentrati solo sul dispositivo. E aggiungo della possibilità di incorrere nella “Culpa in vigilando ” ( docenti accompagnatori) e nella “Culpa in organizzando” ( Dirigente scolastico). Ne ho parlato in un precedente articolo.

P. Crepet, una piacevole conferma

 Il “senza se e il senza ma” all’uso degli smartphone anche per le visite guidate o i viaggi d’istruzione ha un’autorevole conferma in  P. Crepet (psichiatra): Ho assistito a una scena del genere: c’era una comitiva di studenti delle medie in gita a Venezia: erano talmente assorti a controllare il cellulare che il prof si era preso il compito di avvertire della presenza di ostacoli. “Scalino”, “buca”, e così via… ma come ci siamo ridotti?”. Parliamoci chiaro: non agire sull’uso dei cellulari a scuola significa rifiutare di prevenire le conseguenze più spiacevoli. Lasciare che i più giovani utilizzino il cellulare sempre, quando vogliono e come vogliono significa che poi ci si riduce a fare “i pompieri”, a intervenire cioè sempre sull’emergenza.”