Lettera di una docente:
Lettera di una docente: "Sanatoria DM esclude giovani laureati"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di una docente abilitata in Scienze della Formazione primaria nuovo ordinamento; tassello che si inserisce nella complessa questione riguardante i diplomati magistrali esclusi dalle gae dalla sentenza della plenaria del 20 dicembre 2017. Al momento le proposte concrete sono poche e le chiacchiere si sprecano.

Diplomati magistrali esclusi dalle gae dalla Sentenza della Plenaria del 20 dicembre 2017: la lettera di una docente abilitata

Mi si torce lo stomaco ogni volta che una maestra in possesso di un diploma magistrale, che sia o meno una mia collega, afferma che dopo la decisione della Plenaria loro non potranno più insegnare… ed è proprio questo il messaggio che sta passando all’opinione pubblica, maestre licenziate perché non laureate!
Queste care colleghe che si sono incatenate davanti al Miur, portando avanti scioperi e dimostrazioni, sono contrarie al dover tornare in seconda fascia (dove sono collocati i laureati) perché dopo anni e anni di servizio non possono ritornare a fare supplenze lontano da casa, supplenze che in alcuni casi non coprono tutto l’anno scolastico e che saranno retribuite con non poco ritardo. I laureati invece sì, devono fare la gavetta! Perché 5 anni di studio, 30 esami, innumerevoli laboratori e 600 ore di tirocinio son pochi.
Le stesse (DM) però sono contrarie al vincolo dei 36 mesi di servizio negli ultimi otto anni, il che non dovrebbe essere minimamente un problema dal momento che si vantano di aver portato avanti la scuola italiana negli ultimi decenni.
Forza Italia propone una sanatoria che apra le Gae a tutti quelli che abbiano conseguito il diploma magistrale prima del 2002; in questo modo anche mia zia, casalinga cinquantenne, diplomata, avrebbe diritto al ruolo prima di me, abilitata in scienze della formazione primaria (percorso che consente esclusivamente l’insegnamento su infanzia e primaria).
Ora mi chiedo come si può minimamente pensare che queste richieste siano legittime?
Come può una qualsiasi forza politica fare propria questa battaglia, sacrificando la qualità della scuola italiana?
Probabilmente la formazione delle generazioni future non ha poi così tanta importanza“.
Ida De Luca

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