Lettera ai sindacati confederali

La seguente lettera la invio ai sindacati confederali. Non abbiate fretta di suggerire il transitorio, potreste commettere un gravissimo errore.
Tra due giorni tornerete nuovamente al tavolo del Miur per concordare sulla proposta di stabilizzazione per i docenti della scuola primaria e dell’infanzia. Oltre 100 mila docenti tra diplomati magistrali e laureati in Scienze della Formazione Primaria attendono con trepidazione la fine della diaspora del precariato. Alla vigilia di questo nuovo incontro vi scrivo questa lettera dove proverò a spiegarvi perché il transitorio applicato all’infanzia e alla primaria non può andare bene.
Se da un lato sono comprensibilissime le preoccupazioni di un inasprirsi del contenzioso qualora si optasse per la riapertura delle Gae, dall’altro non si può ignorare l’identico pericolo che deriverà dall’applicazione di un percorso riservato ai diplomati magistrali. Esistono sentenze passate in giudicato che costituiranno la base dei nuovi ricorsi per l’evidente violazione del principio di non discriminazione. Siamo dunque in una situazione di apparente cul de sac dalla quale sembra non esista via d’uscita.
La colpevole mancanza di un provvedimento per le Gae infanzia, cui è stato promesso ripetutamente un potenziamento negato al novantesimo minuto, impone un riordino complessivo della questione che coinvolge tutti. Quello dei docenti in Gae a pieno titolo, cui spetta il ruolo, è un diritto quesito al pari di quello dei docenti vincitori dei concorsi precedenti.
Anche i docenti della scuola secondaria di seconda e terza fascia, che hanno già toccato con mano tutti i punti deboli del transitorio, seguono con crescente interesse l’evolversi della vicenda. Una riapertura delle Gae incondizionata sarebbe vista come una palese discriminazione nei loro confronti.
Eppure esiste una soluzione che possiede la configurazione costituzionale che ci si aspetta da una procedura di reclutamento. Il provvedimento d’urgenza che la categoria dei diplomati magistrali chiede a gran voce ben potrebbe essere il concorso, come richiesto a gran voce dai controinteressati, ma senza esami e/o colloqui di sorta. Non c’è il tempo necessario a formare le commissioni, in primis; in secundis le costituende graduatorie di merito regionali sarebbero talmente chilometriche da significare in definitiva la rinuncia al ruolo entro i tempi della richiesta del trattamento di quiescenza (piano straordinario della legge 107 docet).
Come naufrago in questo immenso mare del precariato, in cui si agitano oltre 200 mila docenti che temono di essere proiettati a centinaia di chilometri lontano dalla propria residenza, lancio il mio messaggio nella speranza che venga recapitato a colui che sarà chiamato a mettere in atto la soluzione. Le associazioni di docenti precari hanno già inoltrato al Ministero le proprie proposte per giungere al decreto d’urgenza. Parlino con noi e collaborino alla stesura di un generale piano di riordino che contenga importanti rettifiche al transitorio, evitando di duplicare l’errore già compiuto per la secondaria.

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