Salta il governo, ci rimettono in 147 mila tra docenti e ATA
Salta il governo, ci rimettono in 147 mila tra docenti e ATA

Salta il governo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Per meglio dire il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a causa del suo veto sul Ministro dell’Economia, fa saltare il banco. I due partiti, e il Premier incaricato Giuseppe Conte, non potranno più mettere in atto quanto sbandierato in campagna elettorale e soprattutto con il contratto di governo. La tanto sostenuta e decantata riforma della Legge Fornero a questo punto risulta per i due leader un sogno riposto in un cassetto. Tutto il lavoro fatto fino a ieri è risultato vano e si è arenato in difesa della figura di Paolo Savona e del Ministero dell’Economia. Come dicevamo una delle battaglie più importanti si sarebbe giocata sui temi pensionistici, uno dei cavalli di battaglia di entrambe le formazioni politiche. Cerchiamo di capire quali sarebbero stati i requisiti per andare in pensione e come la scuola ancora una volta ne esce sconfitta.

Salta il governo ripercussioni nella scuola

Il superamento della Legge Fornero era stato uno dei punti saldi dell’accordo di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Un punto essenziale per i due partiti per procedere ad un accordo di governo. Era stata introdotta l’ormai famosa quota 100. Vale a dire per andare in pensione la somma degli anni del richiedente con gli anni di contribuzione doveva essere pari a 100. Gli anni minimi di versamento dei contributi dovevano comunque essere pari a 35. Confermata l’opzione donna che prevedeva la pensione per tutte coloro che avevano 57 o 58 anni ( differenza che variava dalla provenienza pubblica o privata della lavoratrice) e 35 anni di contributi ( il regime sarebbe stato quello contributivo).  Per quanto riguarda il mondo scolastico saranno ben 147 mila dipendenti, 100 mila docenti e 47 mila ATA, a non poter usufruire dei vantaggi che avrebbe portato tale scelta. Ancora una volta la scuola invece che sperare in un passo avanti per le iniziative della propria classe dirigente è costretta a fare un ulteriore passo indietro. Il governo che sarebbe dovuto nascere sembrava finalmente voler mettere le mani in maniera seria e concreta a temi imprescindibili coma la scuola e le pensioni. Siamo di nuovo punto e a capo.

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