Premier Giuseppe Conte, la scuola dov'è? I dubbi sul governo del 'cambiamento'

Il mondo della scuola appare deluso di fronte al più lungo discorso programmatico della storia della Repubblica, quello di un’ora e un quarto pronunciato dal neo premier Giuseppe Conte: il Presidente del Consiglio del nuovo governo gialloverde ha parlato di Flat tax, migranti, lotta alla mafia, lotta alla corruzione, Reddito di cittadinanza, salario minimo orario sono stati alcuni degli argomenti affrontati. Nessun accenno invece alle problematiche della scuola o alla cultura in generale. Un aspetto che sorprende non poco visto che l’istruzione pubblica rappresentava uno dei punti saldi del programma elettorale del Movimento Cinque Stelle ma anche in quello della Lega.

Discorso premier Giuseppe Conte ‘dimentica’ la scuola

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, evidentemente deluso, ritiene che, a questo punto, l’Italia debba essere ‘commissariata dall’Europa per l’incapacità di gestire il precariato e la spesa pubblica aumenterà per colpa della politica, se non si cercherà di risolvere i problemi più urgenti. Inoltre, senza un programma politico centrato sullo sviluppo e sull’investimento di investimenti sul settore dell’istruzione, quello che si sta per avviare non si potrebbe definire il governo del cambiamento. A questo punto – ha proseguito Pacifico – ci aspettiamo che alla Camera dei Deputati, ma soprattutto in occasione del primo Consiglio dei Ministri, il presidente del Consiglio incaricato ci sorprenda con riferimenti espliciti alla Scuola e alle tante problematiche da risolvere. È un passaggio che gli italiani ritengono imprescindibile, attraverso il quale si gioca parte della credibilità del nuovo esecutivo M5S-Lega”.

Riapertura Gae, diplomati magistrali, docenti abilitati, mobilità e scatti automatici

In una nota diffusa dal sindacato, Anief intende ricordare al Governo che sono diversi gli ambiti su cui agire: procedere con la cancellazione del precariato, riaprendo le GaE con un decreto d’urgenza, per superare la discussa sentenza del Consiglio di Stato che ha messo alla porta oltre 60mila maestre e maestri con diploma magistrale, ma anche per assumere tutti i precari abilitati sui 100mila posti vacanti che ogni anno vengono coperti con supplenze annuali, la metà dei quali su sostegno. Inoltre, bisogna anche agire sul contratto di categoria andando a rivedere la mobilità e gli scatti automatici, da aprire anche ai precari, come sostengono ormai da tempo i giudici.

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Anief, va rivista la riforma Buona Scuola

Allo stesso modo, va rivista la riforma del Governo Renzi: dal governo ci aspettiamo che porti anche avanti l’annunciata volontà di cancellare la chiamata diretta, l’alternanza scuola-lavoro e le classi ‘pollaio’ (migliorando le condizioni di apprendimento degli alunni e anche di lavoro dei docenti, oltre che garantire la sicurezza in aule piccole e affollate). Ma anche introducendo la prevenzione contro il bullismo e l’introduzione dello sport nella primaria, attraverso il laureato in scienze motorie nell’organico di ruolo. Inoltre, va modificata, senza cambiare le carte in tavola, l’assurda Legge Fornero, introducendo la possibilità di andare in pensione a quota 100, sempre a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti: a questo proposito, è sempre bene ricordare che si tratterebbe di una norma che riavvicina l’Italia all’Europa, dove l’età media pensionabile è 63 anni, ad iniziare dagli insegnanti. Infine, servono svariati miliardi di euro per avere stipendi per docenti e Ata adeguati all’Ocse. Anief attende con fiducia che tutto ciò, dopo le promesse, si realizzi nei fatti.