No all'esclusione dei docenti con servizio nelle scuole paritarie

L’esclusione del servizio svolto nelle scuole paritarie, come requisito di accesso al concorso straordinario contenuto nell’ emendamento al Decreto dignità, ha provocato un’ondata di polemiche tra i diplomati magistrali. In base ad alcune stime è stato calcolato che almeno il 75% dei docenti, con prevalenza al Sud, si vedrebbe impossibilitato a partecipare al concorso straordinario. L’impossibilità di ottenere una convocazione da seconda fascia delle graduatorie d’istituto ha fatto sì che moltissimi tra loro abbiano lavorato per diversi anni nelle scuole paritarie. Come sappiamo, è iniziato ieri 31 luglio, in Aula della Camera, l’esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (C. 924). Il “decreto dignità” dedica l’emendato articolo 4 alla questione dei diplomati magistrale, alla continuità didattica degli studenti e al reclutamento dei docenti della scuola dell’infanzia e primaria.

Conflitto tra norme e rischio contenziosi

La tesi che sostiene che sull’esclusione del servizio svolto nelle scuole paritarie vi si possano ravvisare elementi di incostituzionalità è sorretta da quanto è stato disposto dalla Legge 10 Marzo 2000, n. 62 ” Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2000. Al riguardo citiamo espressamente quanto disposto dal comma 1, articolo 1 della legge in questione. “Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l’espansione dell’offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall’infanzia lungo tutto l’arco della vita.”

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Criticità

Non sfugge ad un occhio attento il salasso sulle casse dello Stato prodotto da un contenzioso aperto da un conflitto di norme di siffatta portata. La politica è ancora in tempo per correggere questo gravissimo errore modificando le indicazioni di partecipazione al concorso straordinario. È stata dimenticata la categoria di insegnanti che si sono licenziati dalle scuole paritarie e che ora verranno esclusi dalla partecipazione in quanto, in alcuni casi, non possono vantare le due annualità di servizio specifico presso scuole statali. Appare assurdo, e discriminante, che non debba essere valutato il servizio svolto nelle scuole paritarie, dimenticando clamorosamente la L. 62/2000 che evidenzia con chiarezza che il sistema di istruzione è composto da scuole pubbliche, paritarie e degli enti locali. Non è purtroppo la prima volta che si fanno norme che sono in contrasto con altre e che mettono l’Amministrazione a rischio di ulteriori contenziosi.