Sciopero della scuola l'11 settembre per il personale docente, Ata, educativo a tempo determinato e indeterminato

I recenti sviluppi delle parti sulla scuola dei decreti Dignità e Milleproroghe hanno indotto il sindacato Anief a proclamare il sesto sciopero del 2018: il primo, approvato ieri a Palazzo Madama tra le proteste, liquida la questione dei precari con una decisione che non intacca la sentenza del Consiglio di Stato che mette fuori dalle GaE 50 mila maestre e maestri con diploma magistrale, licenziandoli e creando per loro un imbuto conducente al ruolo che solo in pochi riusciranno a passare; il secondo, il decreto Milleproroghe, contiene invece l’emendamento, a prima firma di Loredana De Petris di Liberi e Uguali, attraverso il quale il Senato ha giustamente stabilito che i supplenti con abilitazione all’insegnamento, conseguita entro l’anno accademico 2017/2018, “ivi inclusi i docenti in possesso di diploma magistrale o d’insegnamento tecnico-professionale entro l’anno scolastico 2001/2002”, potranno essere inseriti in una fascia aggiuntiva di quelle GaE che invece il Consiglio di Stato vorrebbe precludere ai diplomati magistrale.

Sciopero della scuola l’11 settembre per il personale docente, Ata, educativo a tempo determinato e indeterminato

La data coinciderà con la ripresa delle attività della Camera dei deputati, chiamata a confermare anche l’emendamento LeU salva-precari approvato venerdì scorso dal Senato. Una norma, quindi, diventata fondamentale per superare la pessima decisione presa con il decreto Dignità sui docenti, che porterebbe al licenziamento di 50 mila maestri con diploma magistrale, di cui 7 mila già assunti, all’isolamento di altri 100 mila insegnanti abilitati e all’introduzione di un concorso straordinario per soli 12 mila posti che lascia fuori illegittimamente tanti candidati.

Anief, Pacifico: ‘Sbagliare è umano, perseverare diventa molto pericoloso’

Il Presidente dell’Anief, Marcello Pacifico: ‘È il nostro sesto sciopero del 2018, il primo dell’inizio dell’anno scolastico, e non ne andiamo fieri perché sappiamo che si tratta sempre di un sacrificio per i lavoratori. Ma docenti e Ata sanno bene che il momento è cruciale per le sorti della scuola: a metà settembre, infatti, si decideranno le sorti di 160 mila maestri del primo ciclo e di tutti gli abilitati che attendono di essere assunti dopo avere assolto alle richieste che lo Stato ha fatto loro: le GaE, da riaprire, sono un passaggio decisivo verso la loro stabilizzazione progressiva e uno stato di equilibrio di tutto il sistema scolastico. Ecco perché è bene – sottolinea Pacifico – che, prima del voto, i deputati vengano sensibilizzati dalla piazza, comprendendo sino in fondo cosa implica quel voto sull’emendamento LeU. Per poi decidere, certamente, in piana coscienza e convinzione. Come, speriamo, abbiano fatto venerdì scorso al Senato. Noi, come sindacato, rimaniamo convinti che non vi possano essere dei ripensamenti su una questione, la riapertura delle GaE, come nel 2008 e nel 2012, che ha visto anche l’opposizione vigile e attiva. Poi, in parallelo, ci sono da affrontare i problemi del rinnovo del contratto, a partire dal nodo-stipendi sino alle tante questioni normative irrisolte, il reclutamento automatico di tutti gli abilitati con oltre 36 mesi, la Buona Scuola da smontare del tutto, gli scatti automatici per i precari, il calcolo intero del servizio precedente al ruolo, il ripristino del primo gradone. Questi, ma la lista è ancora più lunga, sono i problemi veri da affrontare. Quello che è accaduto al Governo Renzi, che ha tirato dritto infischiandosene delle istanze della scuola, dovrebbe essere un monito importante: perché – conclude Pacifico – sbagliare è umano, ma perseverare diventa molto pericoloso”.