Il rebus diplomati magistrali

Sul reclutamento dei diplomati magistrali respinti dalla plenaria si accendono i riflettori della stampa nazionale e dei portali scolastici specializzati. In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, a firma di Gian Antonio Stella, viene scritto che ci sarà posto per uno su 5, mentre per gli altri diplomati magistrali ci saranno solo supplenze brevi. E neanche per tutti, a giudicare dall’ affollamento delle graduatorie che affligge storicamente il mezzogiorno. Per molti il ruolo è un miraggio che si potrà realizzare tra oltre vent’anni.

Uno stravolgimento

Il giornalista del Corriere si avvale della denuncia fatta dalla rivista Tuttoscuola. Esaminando i numeri che escono dallo studio della parte scolastica del decreto dignità si viene a delineare un quadro molto diverso dalle aspettative degli interessati. “Il pasticcio sarebbe stato fatto con le modifiche introdotte dal Parlamento che hanno radicalmente cambiato il testo iniziale che, in attesa di trovare una soluzione, si limitava a sospendere per quattro mesi l’applicazione della sentenza del Consiglio di Stato”, scrive Tuttoscuola.

Una falcidie

Aspettative di mantenere il ruolo ottenuto grazie alle cautelari completamente azzerate per 6.669 maestre, che tuttalpiù potranno godere di un super bonus nella tabella di valutazione dei titoli del concorso straordinario. Nel frattempo potranno condurre supplenze esclusivamente sui posti in Organico di Fatto (30 giugno). Nessuna certezza per tutti gli altri 41.000 precari illusi da tante promesse che rappresentano l’81% del totale.

Precarietà a lungo termine

Per gli oltre 55 mila diplomati magistrali che dallo scorso 20 dicembre 2017 hanno dato vita a numerose manifestazioni di protesta davanti al MIUR, lo spettro della precarietà torna a mostrarsi in tutta la sua terribile crudeltà. Lo studio condotto dalla rivista diretta da Giovanni Vinciguerra snocciola i numeri reali di un progetto non in linea con le dichiarazioni rilasciate durante la campagna elettorale. Nessuna certezza di scorrimento in ruolo da graduatorie che avranno una validità triennale. Nessuna possibilità di partecipare per tutte quelle maestre che si sono licenziate dalle scuole paritarie, dopo aver prestato servizio per oltre 10 anni. Un’analisi impietosa di un provvedimento frettoloso inserito in un decreto che mirava solamente a prendere tempo per trovare la giusta soluzione.