CGIL: decreto dignità non è la giusta soluzione per i diplomati magistrale

Sul decreto dignità recentemente approvato, la FLC CGIL espone il suo punto di vista. Il commento del sindacato di Corso d’Italia analizza la decisione di rinviare di 120 giorni l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari, la trasformazione dei contratti dal 31 agosto al 30 giugno, il sovraccarico di lavoro che attenderà le segreterie scolastiche e la continuità didattica che subirà un pesante contraccolpo per il vorticoso viavai di diplomati magistrali dalle scuole, senza peraltro che per molti di loro ci sia la certezza di trovare un’altra supplenza.

Sbagliato licenziare

Le misure contenute nel decreto dignità non risolvono il problema dei diplomati magistrali, anzi rendono la loro posizione ancora più precaria dal momento che prevedono la stipula di contratti, anche per gli insegnanti già passati di ruolo, con il termine del 30 giugno 2019. La soluzione adottata risulta poco dignitosa per i tanti docenti che aspettavano una risposta definitiva dal nuovo Governo che di fatto “licenzia” il 30 giugno 2019 migliaia di docenti già di ruolo.

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Aggravio per le segreterie

Questo provvedimento ha immediatamente un impatto gravoso anche sul lavoro delle Scuole, che dovranno provvedere alla gestione dei contratti convertiti in corso d’anno nonché al reinserimento dei diplomati magistrali in seconda fascia d’Istituto, con conseguente sovraccarico di lavoro sulle segreterie scolastiche.

Minata la continuità didattica

Senza contare gli arretramenti che ci saranno per il prossimo anno scolastico: il conferimento delle supplenze da graduatorie di Istituto costituirà un maggiore onere amministrativo per le Scuole, non garantirà agli alunni la continuità del diritto di apprendimento e non garantirà ai supplenti gli stessi diritti e certezze lavorative derivanti dalle nomine da Graduatorie ad Esaurimento provinciali, come ad esempio il termine dei contratti al 31 agosto.

Nota finale

Contrariamente alle attese di molti osservatori, diretti interessati e neutrali, il sindacato confederale guidato da Susanna Camusso stronca senza mezzi termini le decisioni del governo giallo verde. La CGIL però non indica con precisione quale sarebbe stata l’alternativa migliore.