Scuola, diplomati magistrale: 'falsi ruoli' ed 'esperienza che non conta nulla'

La storia di Marcella Franceschino, raccontata in prima persona al quotidiano ‘Repubblica’, è uno dei tanti casi che riguardano i diplomati magistrale. La maestra con diploma magistrale (non abilitata) è inserita nelle graduatorie con riserva grazie ad un ricordo al Tar ed entrerà in ruolo. Il problema è che, per come stanno le cose oggi, ‘mi assumeranno per poi buttarmi fuori’.

Marcella Franceschino ha 37 anni, per 14 anni ha svolto servizio come supplente. La sua assunzione doveva essere il coronamento di una vita fatta di precarietà e di sacrifici: rischia invece di trasformarsi in una vera e propria beffa.

Diplomati magistrale: ‘Un falso ruolo, non si può giocare così con i sentimenti della gente’

“E’ un falso ruolo, perché ora il Parlamento vuole toglierlo a noi diplomate magistrali inserite “con riserva” – sottolinea la maestra – Ma la situazione cambia di continuo e non si capisce più nulla. A un certo punto, grazie a un emendamento al decreto Dignità, sembrava che la nostra vicenda si sarebbe conclusa, ma un’ora più tardi i politici hanno detto di essersi sbagliati e hanno fatto marcia indietro. Non si può giocare così con i sentimenti della gente“, l’amara riflessione di Marcella Franceschino.

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‘L’insegnante è l’unico lavoro in cui l’esperienza non conta?’

“Ho tentato due volte il concorso, la prima nel 2012, con mio figlio di un mese, e l’altra nel 2016, con il mio secondogenito che aveva 4 mesi – ha raccontato la maestra – Purtroppo non l’ho passato. Capisco le obiezioni delle colleghe laureate, però mi chiedo: l’insegnante è l’unico lavoro in cui l’esperienza non conta nulla? In questi 14 anni di precariato ho dimostrato di saper fare la maestra. Senza contare che mancano tantissimi docenti di sostegno e che dunque la scuola ha bisogno anche di me”. Una questione complicata, quella dei diplomati magistrale, una questione che, purtroppo, finisce per creare ulteriori spaccature nel mondo della scuola: un problema di non facile risoluzione, o meglio, uno dei tanti problemi che la politica non vuole risolvere.