Pensioni scuola, ecco perché il Governo non deve cedere all'UE
Pensioni scuola, ecco perché il Governo non deve cedere all'UE

In tema pensioni, sembra allontanarsi definitivamente l’ipotesi dell’introduzione di una misura Quota 41 nella prossima Legge di Bilancio 2019. Il tanto auspicato superamento della Legge Fornero sembra destinato a dover aspettare, viste le esigue coperture finanziarie di cui può disporre l’esecutivo Conte. L’ipotesi, semmai, è quella di una possibile Quota 42, oltre all’altra misura, ugualmente restrittiva, rappresentata da Quota 100, con paletti ben marcati fissati a 64-65 anni di età anagrafica e 36 anni di contributi. E’ ancora, però, tutto da definire e la grande delusione è nascosta dietro l’angolo. Eppure Lega e Movimento Cinque Stelle hanno messo per iscritto, nel contratto di Governo sottoscritto dai rispettivi segretari, Matteo Salvinie Luigi Di Maio, ‘l’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. ‘Fornero’’.

Pensioni, salta Quota 41 e Quota 100 con paletti marcati

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha commentato la situazione politica riguardante le pensioni, in riferimento ai problemi che il personale scolastico è costretto ad affrontare: ‘Approfitto di questi giorni di pausa e di riflessione per chiedere al governo di essere coerente con gli impegni presi con gli italiani. I lavoratori che rappresentiamo non potrebbero tollerare cambi di direzione in corsa, ancora una volta a loro svantaggio. Per quanto riguarda i docenti e Ata della Scuola – afferma Pacifico – sarebbe anche bene che l’Inps richiedesse finalmente quei contributi figurativi mai versati e si impegni, con i governanti, non a realizzare sterili bracci di ferro, ma a modellare un sistema previdenziale in linea con l’Europa, dove si va in pensione a 63 anni. Ricordo che in Francia e in Germania bastano 25 anni di insegnamento per lasciare il servizio. Sono Paesi dove sanno bene quanto sia usurante stare dietro la cattedra e operare a supporto della crescita delle nuove generazioni: una condizione psicologica davvero pesante, che si traduce prima sotto forma di stress e poi di patologie da burnout. Pensare di mandarli a 67 anni sarebbe un errore imperdonabile. Perché se è vero che si vive per lavorare, è altrettanto vero che non si può morire lavorando. Ecco perché, se proprio non dovessero essere da subito introdotte ‘quota 100’ e ‘quota 41’, che comunque attendiamo nel corso del tempo, è bene che si proceda al più presto ad abbassare la soglia di accesso a 63 anni, così da ritrovarci almeno in linea con la media europea.’