Immissioni in ruolo da Gae 2018/19: incoscienza e sangue freddo, premiano i più fortunati
Immissioni in ruolo da Gae 2018/19: incoscienza e sangue freddo, premiano i più fortunati

Immissioni in ruolo 2018/2019 – Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviataci da una collega di ruolo siciliana. La docente, assunta nel 2015, è stata suo malgrado trasferita dall’algoritmo ministeriale in una località del centro Italia. Il contenuto del testo ci ha molto colpito per le considerazioni concrete, abilmente illustrate con chiarezza espositiva. Ecco cosa scrive M. G.

Immissioni in ruolo da Gae 2018/19: incoscienza e sangue freddo, premiano i più fortunati 

Sono passati oramai quasi tre anni dall’immissione in ruolo dei docenti precari ante 2015. Raggirati dall’idillio di un contratto a tempo indeterminato, loro hanno accettato inconsciamente (con la formula renziana ‘prendere o lasciare’) di entrare finalmente a far parte a pieno titolo nei ruoli dello Stato.

Attratti dalla stabilizzazione dopo anni di precariato, quell’esercito di docenti è stato quasi indotto a prendere parte a quella infornata ‘mega galattica’, ignorando cosa avrebbe riservato loro il futuro. Un vero e proprio calvario… La maggior parte di quei docenti vivevano con la paura di perdere quel treno, pensando che una loro defezione avrebbe significato la fine di una carriera promettente dopo anni di duri sacrifici.

Da un lato quindi avevano la preoccupazione di poter essere dimenticati per sempre, dall’altro avevano la contentezza di un posto sicuro. Per questa ragione contrapposta hanno finito per decidere a malincuore di inviare quella famosa istanza, nonostante fossero consapevoli di poter essere smistati in 100 località della nostra Penisola.

A Settembre i primi risultati dell’algoritmo ministeriale. Smistamenti decisi a casaccio? Probabilmente. Le sentenze dei Tar hanno confermato questa ipotesi. Le prime sorprese negative. La rabbia, lo sconforto e infine la rassegnazione. Qualcuno (pochi fortunati o furbi) riescono a raggiungere alcune località vicino casa attraverso le assegnazioni provvisorie. Chiaramente la possibilità è stata garantita esclusivamente mediante due possibili soluzioni: 1) il possesso del titolo di sostegno o perché titolari della Legge 104/92. Tutti gli altri invece sono rimasti collocati nelle loro sedi di trasferimento in molte zone del centro-sud Italia.

Il problema si ripete negli anni successivi con lo stesso iter: domanda di trasferimento disattesa (sempre dallo stesso algoritmo), domanda di assegnazione provvisoria o utilizzazione e in questo modo si riesce a ritornare dove si è insegnato per tanti anni (qualcuno anche 16 anni). Ma il problema è momentaneo, non definitivo.

Ogni anno però avviene qualcosa che potremmo definire, senza giri di parole, “scandaloso”.

Quegli insegnanti ancora oggi devono assistere, loro malgrado, alle immissioni in ruolo dalle GaE dei colleghi che hanno deciso a suo tempo di non aderire al grande piano assunzionale del 2015.

Certo, un po’ di coraggio e di fegato lo hanno pur avuto. In fondo hanno deciso di non spostarsi dalla loro terra, rischiando di essere sbattuti fuori dal mondo della scuola. Si, questo è verissimo. Oggi, però, tutti i docenti neaossunti stanno occupando i posti nella provincia di residenza e non nelle altre 99 province italiane così come è avvenuto nel 2015.

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Una delle più grandi ingiustizie sociali degli ultimi 25 anni

Quei docenti che dal 2016 in poi sono stati assunti dalle Gae sono stati anche molto furbi. Hanno atteso che tutti partecipassero nel 2015 alle assunzioni, per vedere di colpo svuotarsi quelle graduatorie. Molti di loro erano collocati in posizioni con quattro cifre. Eppure, oggi vengono assunti dallo Stato nelle scuole sotto casa.

Questo è il dramma. Qualcuno che tre anni fa era presente nelle graduatorie al 1200° posto, oggi per magia si ritrova ad essere assunto nella stessa provincia a pochi chilometri da casa o addirittura nello stesso comune di residenza. Poca esperienza, poca gavetta, molta fortuna e tanto sangue freddo, gli permetteranno di affrontare la vita con zero problemi. Viceversa, chi ha maturato 15 anni di sano precariato, oggi si ritrova con i problemi di una vita: di ruolo si, ma distante da casa e costretto ad elemosinare al nostro Stato un rientro temporaneo per rimanere vicino ai propri affetti.

Quello che sta avvenendo da tre anni a questa parte si ripercuoterà per tanti anni. I posti ricoperti oggi dai neo assunti non potranno mai essere ricoperti da chi oggi chiede di ritornare nella propria provincia. Oggi quei colleghi che andranno a occupare quei posti vacanti potranno vantare una posizione vantaggiosa nelle graduatorie interne dei perdenti posto.

Insomma, uno vero e proprio scempio, perpetrato ai danni di chi per anni ha accumulato punteggio con decenni di precario e con i master a pagamento accumulati per raggiungere il meritato ruolo. Quei corsi, quei sacrifici a cosa sono serviti?

Allora, cos’era più giusto fare? Forse bisognava dare la possibilità a chi aveva aderito al piano di assunzione del 2015 di rientrare per primi nella propria provincia di residenza, smistando dove occorreva tutti gli altri docenti presenti nelle attuali Gae.

Il Ministro Bussetti, in quanto tecnico, avrebbe dovuto sapere come stavano le cose e sarebbe potuto intervenire. Ma, pedissequamente, ha continuato a rispettare le volontà contenute nell’unico articolo della Buona Scuola firmata Matteo Renzi.

Oggi questa ‘stortura’ normativa si tradurrà (come avviene oramai da due-tre anni a questa parte) in lotta di classe, fratricida. L’odio tra i docenti causati dalle diverse opportunità date loro, farà sì che questo comparto della pubblica amministrazione non sarà mai coeso e capace di lottare in maniera unitaria per pretendere dai governi futuri il rispetto dei propri diritti.

M.G.