L’ora buia dei nostri adolescenti: dalla blue whale al blackout game
L’ora buia dei nostri adolescenti: dalla blue whale al blackout game, fonte foto: Skuolazoo

L’ora buia dei giovani adolescenti e soprattutto preadolescenti nella fascia di età compresa tra gli 11 e i 14 anni rappresenta quell’universo nascosto, quella vita parallela, spesso vissuta sul web, che sfugge ai genitori e agli operatori scolastici. Tanti giovani vivono una virtuality dei sensi, delle emozioni, che sembrano non riuscire più a trovare nel contatto umano, nel dialogo di due espressioni facciali che si incontrano. Era all’alba di questo 2018 allorquando le pagine di cronaca italiana si riempirono di casi, di segnalazioni, fortunatamente presunte,  di giovani, vittime del blue whale game ovvero il gioco della balena blu; un macabro rituale che attraverso ossessivi tam tam nel web, incitava gli adolescenti, particolarmente sensibili e deboli,  a seguire i dettami di      “tutor”, sciamani, che guidano verso l’ automutilazione, tatuandosi ora una balena blu ora altri segni, persino compiendo gesti estremi quali il lasciarsi cadere giù dal terrazzo di alti edifici come unica salvifica via di fuga da un mondo crudele e anaffettivo.

Perché blackout game?

Il blackout è lo spegnimento della luce e nel gioco diventa lo spegnimento del lume della ragione in una pericolosa danza di morte a seguito di soffocamento. Lo scopo del blackout game sarebbe quello di causare un soffocamento di breve durata, di pochi minuti dai quali riprendersi in una euforia premorte che promette una folle emozione. In realtà la letale moda scoppiata tra i giovani comporta gravi rischi talvolta con esiti infausti come accaduto di recente ad un quattordicenne milanese, morto soffocato dopo avere partecipato al rituale.

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Quale spiegazione scientifica dietro questi comportamenti letali?

Le neuroscienze avrebbero forse trovato una plausibile spiegazione ai fenomeni che coinvolgono migliaia di giovani, soprattutto preadolescenti nella fascia di età della scuola media, di tutto il mondo. Il web fungerebbe semplicemente da catalizzatore che accelererebbe determinate anomalie comportamentali. La risposta sarebbe in quella che spesso si liquida grossolanamente con l’etichetta di tempesta ormonale dei giovani; d’improvviso i nostri adolescenti diventano ribelli, talvolta apatici, svogliati, cessano pure di comunicare in famiglia, vedendo in quest’ultima un ostacolo alla libertà di essere. Uno studio del College of London avrebbe individuato nello sviluppo della corteccia cerebrale prefrontale un indizio, che getterebbe nuova luce su episodi quali il fenomeno blue whale. Le cellule nervose della corteccia prefrontale giocherebbero un ruolo essenziale nella elaborazione del pensiero complesso, nella presa di decisioni articolate; con la risonanza magnetica funzionale gli scienziati avrebbero individuato differenti risposte de giovani rispetto agli adulti. Un passo avanti indubbiamente, ma potrebbe non essere l’unica risposta al problema della violenza che dilaga sul web e nella realtà fuori dalla virtualità.