Tutelare il merito dei docenti abilitati: intervista con il Professor Carlo Cuppari

I docenti abilitati si interrogano sulle proprie sorti. I colloqui orali in molte regioni sono in forte ritardo. Nel frattempo il Consiglio di Stato frena sulle cautelari dei non abilitati ma chi, intanto, aveva ottenuto l’ammissione con riserva a partecipare al concorso riservato, mediante l’indizione di prove suppletive, preoccupa tanti dei 39000 professori che attendono ancora la pubblicazione dei calendari. Di questo, e delle nuove prospettive che aprirebbe il disegno di legge del senatore Pittoni per chi ha 36 mesi di servizio su posto vacante e disponibile, ne abbiamo parlato nel corso di una intervista condotta con uno di questi docenti abilitati: il professor Carlo Cuppari.

Professore, come giudica la situazione venutasi a creare nelle diverse regioni con i ritardi con i quali si formano le commissioni, che di fatto vanno a determinare il rinvio di un anno dello svolgimento dell’ anno di prova previsto dalla fase transitoria per i docenti abilitati?

E’ una situazione inaccettabile, ma allo stesso tempo ampiamente prevedibile considerando la sproporzione tra i requisiti richiesti ai commissari e l’esiguità del compenso. Non è neppure da escludere che alcuni abbiano sottovalutato l’incarico, magari convinti che il concorso riservato sia stata una sanatoria concessa ai “somari” bocciati al concorso 2016, e non una misura necessaria a tutela del titolo abilitativo nel passaggio al nuovo sistema di reclutamento. Come sempre, a farne le spese siamo stati noi, docenti precari selezionati e formati dallo Stato. Questa volta però non ci siamo limitati alla protesta sui social, ma abbiamo deciso di mobilitarci e intervenire prima con un sit-in al Miur e in seguito con dei presidi ai vari uffici regionali, che in alcune regioni come la Toscana verranno tenuti periodicamente. E’ stato un passo molto importante, non solo perché che ci ha permesso di dimostrare a quanti stigmatizzavano le “divisioni tra i precari” che siamo in grado di agire uniti e coesi, ma anche di mettere da parte le annose questioni tra le diverse categorie. Certo, sarà difficile ottenere dei risultati concreti senza un intervento da parte della politica: basterebbe già solo esentare dal servizio i commissari per sbloccare parecchie procedure. Ma finora, a parte qualche gradita manifestazione di interesse, non è arrivato alcun segnale concreto.

Il Consiglio di Stato ha deliberato in maniera difforme sui ricorsi dei laureati che chiedono l’ammissione al concorso riservato. Del giudizio di legittimità se ne occuperà la Consulta ma nel frattempo, per i ricorsi avviati prima del 20 settembre, diversi docenti hanno già ottenuto l’ammissione alle prove suppletive con l’inserimento nelle graduatorie di merito regionali. In che modo questo contenzioso incide sulla vostra condizione di attesa per la pubblicazione dei calendari dei colloqui orali?

Ci aspettavamo l’assalto alla diligenza, con la solita pioggia di cautelari e le conseguenze ben note (prove suppletive, graduatorie sfasate e quant’altro). Ma mai una sentenza che getta purtroppo un alone di incertezza e di precarietà su tutta la procedura. Quando arriverà la decisione della Consulta? E cosa accadrà nel caso di un pronunciamento negativo? I pareri sono discordi, e come sempre ci si divide tra ottimisti e catastrofisti. In ogni caso, non si può negare che in attesa della sentenza (che potrebbe arrivare anche tra due anni), gli abilitati non hanno più alcuna garanzia sul loro futuro professionale. La politica tende a gettare acqua sul fuoco, ma a nostro avviso la situazione andrebbe considerata più seriamente. Ecco perché continuiamo a chiedere un intervento concreto per tutelare la seconda fascia. Vorrei aggiungere un pensiero sulla presunta “mancanza di percorsi abilitanti”, cavallo di battaglia dei vari ricorsi. Questo è vero per alcune classi di concorso, ma è assolutamente falso per altre, dove le occasioni per abilitarsi ed entrare in ruolo ci sono state eccome. Allo stesso modo, non si può definire “casuale” il conseguimento di un titolo che ha richiesto il superamento di un corso-concorso con posti calcolati sul fabbisogno. Se davvero è così, allora il legislatore e l’amministrazione rendano conto dei loro errori e ci risarciscano i danni. La nostra non è una minaccia, ma una prospettiva che stiamo iniziando a valutare seriamente con i nostri legali.

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La prossima settimana in Parlamento verrà avviata la discussione del disegno di legge 355 del senatore Pittoni per la stabilizzazione dei docenti con 36 mesi di servizio al 31 agosto. Panacea di tutti i mali o rischio di produrre ulteriori discriminazioni?

Conosciamo e apprezziamo la volontà del sen. Pittoni di trovare una soluzione al problema del precariato. Sarebbe però necessario chiarire un punto fondamentale: il “diritto alla stabilizzazione” postulato per i docenti con 36 mesi, dovrebbe garantire l’assunzione anche di chi non è presente in alcuna graduatoria di merito? In soldoni, si viene assunti anche se si è iscritti solo in terza fascia? Ci sembra infatti che possa esserci il rischio di penalizzare chi ha conseguito dei titoli di merito, senza però avere la possibilità di svolgere abbastanza anni di servizio. E’ la situazione di molti abilitati al secondo ciclo di TFA, in particolare quelli delle cosiddette classi di concorso “in esubero”, per i quali a nostro avviso ci vorrebbe un piano mirato a garantire l’effettiva spendibilità del titolo. Aggiungo che noi non abbiamo intenzione di opporci e di ostacolare alcuna misura a favore del precariato, a patto che a farne la spese non sia chi ha avuto la “sfortuna” di superare delle selezioni e svolgere un percorso formativo. In un Paese normale, questo sarebbe solo un requisito a suo favore.

Abbiamo sentito a più riprese i docenti della seconda fascia delle graduatorie di istituto reclamare la valorizzazione del merito acquisito con i corsi abilitanti. La precedenza per lo scorrimento in ruolo dei docenti precari non può prescindere dalla natura stessa per la quale è stato pensato l’articolo 17 del decreto legislativo 59/2017. Il precedente governo Renzi lo aveva licenziato riconoscendo che i docenti abilitati erano stati danneggiati nel passaggio dal vecchio al nuovo sistema di reclutamento noto come FIT. Alla luce delle novità emergenti, ritiene che siano venute meno le tutele per i colleghi abilitati con Tfa e Pas?

Vorrei fare chiarezza su un punto che ho già espresso nell’ultima risposta. Non saremo mai contrari a qualsiasi misura per la stabilizzazione del precariato, come non staremo a chiedere il blocco di tutte le assunzioni fino all’esaurimento delle graduatorie del concorso riservato. E’ necessario però salvaguardare l’impianto del dlgs 59/17, rispettando l’ordine di priorità delle diverse categorie. Chiediamo che venga mantenuta e ribadita la priorità dei docenti abilitati con il vecchio sistema di reclutamento. Non solo: chiediamo anche che qualsiasi misura “migliorativa” sia effettivamente a prova di ricorso. Altrimenti si ritorna solo al punto di partenza, e noi saremo gli unici a farne le spese. Auspichiamo anche degli interventi per correggere l’impianto del terzo anno FIT, che al momento presenta delle inaccettabili disparità rispetto all’anno di prova. Mi limito a menzionare rapidamente quelli che sarebbero i tre punti principali: abolire la non ripetibilità del tirocinio; introdurre il reintegro nelle GI in caso di non superamento dello stesso; ampliare lo spettro delle possibilità di congelamento. In merito al primo punto, abbiamo apprezzato molto l’OdG dell’onorevole Azzolina. Adesso però sarebbe l’ora di passare ai fatti.