Settimana corta, un vantaggio illecito per scuole e insegnanti?
Settimana corta, un vantaggio illecito per scuole e insegnanti?

Proprio oggi Orizzontescuola.it pubblicava un articolo a proposito di una petizione, proposta da un Professore di scuola media, riguardante l’abolizione della settimana corta adottata in questi ultimi anni in molte scuole del nostro Paese. Questa modalità oraria – secondo il professore – è assolutamente illegale. Vediamo di cosa si tratta.

Settimana corta: un illecito supplizio per gli studenti

Stiamo parlando di una modalità oraria diffusa nella maggior parte delle istituzioni scolastiche italiane, la quale prevede lo svolgimento delle normali 30 ore settimanali in 5 giorni: 6 ore al giorno per 5 giorni a settimana. Il genitore che ha proposto la petizione, che a quanto pare è anche insegnante, tiene a sottolineare l’illegalità di questa modalità oraria. La sua tesi si basa sul fatto che la settimana corta non permetterebbe, di fatto, lo svolgimento dei necessari 200 giorni di lezioni, così come previsto dell’art. 74 del D.lgs. n. 297 del 16/04 1994. Con la settimana corta infatti, sostiene il Professore, si svolgerebbero solo 169 giorni di lezione, ben 31 giorni in meno rispetto ai canonici 200 (da quest’anno in Sicilia diventano 211).

Il problema maggiore – secondo chi scrive – consiste nel fatto che, sovente gli insegnanti svolgono le proprie ore con la convinzione di espletare l’azione didattica come se gli alunni stessero in classe solo per cinque ore al giorno. Dimenticano, in pratica, la fatica dei discenti per ciò che attiene la loro concentrazione e la loro attenzione. In alcune scuole, poi, durante l’intervallo non è neanche permesso uscire fuori dalla propria alula. La ricreazione va fatta in classe e se la scolaresca è punita… la pausa va fatta anche seduti nel proprio banco. Frustrazione e senso di costrizione è la sensazione più diffusa tra gli studenti. In altri casi invece molti Istituti scolastici hanno preferito adottare due pause giornaliere durante le attività scolastiche. In nome dell’autonomia, ogni scuola quindi adotta regole e metodi totalmente diversificati. Ma c’è dell’altro.

Settimana corta? Si, ma anche i compiti dovrebbero essere corti

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Partendo da queste considerazioni, la scelta di adottare o meno la settimana corta dovrebbe rimodularsi a partire dalla didattica, soprattutto nel rispetto dell’autonomia scolastica. Appurato che esistono differenti metodi organizzativi, bisognerebbe poi stabilire se lasciare o meno compiti e/o consegne per gli studenti che passano molte ore tra i banchi di scuola.

Per gli studenti che frequentano quegli istituti che adottano la settimana corta dovrebbe prevedersi da parte dei docenti un cospicuo alleggerimento dei compiti per casa, facendo si che questi ultimi si svolgessero in cooperazione e durante le ore di formazione, attraverso le attività laboratoriali (specie per le ultime 2 ore di lezione). Invece, secondo quanto raccontato dalla maggior parte degli studenti nulla di tutto questo avviene. A fine anno, la maggior parte degli alunni è letteralmente stremato e invece di possedere più conoscenze, spesso manifesta più convalescenze. Il monte ore di assenze tra gli studenti e tra i docenti, infatti, è in forte ascesa ogni anno che passa.

Pro e i contro della settimana corta a scuola

Il vantaggio di questa modalità oraria è ad appannaggio solo delle Istituzioni scolastiche, dei docenti e qualche volta anche delle famiglie. Gli studenti, purtroppo nessuno lo dice, subiscono passivamente questo abnorme e inumano modo di lavorare, figlio dei tempi moderni.

Per quanto riguarda le Istituzioni scolastiche i vantaggi consisterebbero principalmente:

  • Tutti i docenti sono in servizio nei 5 giorni settimanali;
  • Aumento della possibilità di poter effettuare le supplenze;
  • Risparmio economico dell’Ente proprietario, relativo alle utenze dei locali (acqua, luce, gas);
  • Riduzione delle spese di trasporto da parte degli Enti locali.

Per quanto riguarda, invece, gli insegnanti i vantaggi riguarderebbero:

  • Un weekend abbastanza lungo (ottimo per i viaggi);
  • Aumento esponenziale di giorni destinati ai ponti (Fino all’anno scorso).

Per alcune famiglie, in pratica, la settimana corta rappresenterebbe un modo per trascorrere del tempo libero in più con i propri figli (forse questa rappresenterebbe l’unica ragione valida), con un risparmio enorme per quanto concerne le spese di benzina o nafta. Di contro, per entrambi i genitori che lavorano il sabato, il fatto che i propri figli rimangano a casa da soli rappresenterebbe certamente una preoccupazione in più.

Questo è il link della petizione contro la settimana corta.