Personale ATA: dopo 24 mesi di servizio si accede alla prima fascia
Personale ATA: dopo 24 mesi di servizio si accede alla prima fascia

Finalmente sono state approvate le graduatorie definitive di terza fascia del personale ATA e dopo un po’ di attesa, ora gli istituti scolastici potranno iniziare a conferire supplenze. Infatti, in diverse province sono esaurite già le graduatorie di prima e seconda fascia.

Personale ATA: la regola dei 24 mesi

Ricordiamo che per accedere alla prima fascia delle graduatorie permanenti del personale ATA, è necessario maturare un’anzianità di 24 mesi. Più specificatamente, sarà d’uopo prestare un servizio pari a due anni (almeno 23 mesi e 16 giorni) all’interno di realtà lavorative corrispondenti al profilo professionale a cui si richiede l’accesso, oppure, come leggiamo da Orizzonte Scuola: ‘In posti corrispondenti a profili professionali dell’area del personale ATA statale della scuola immediatamente superiore a quella del profilo cui si concorre, oltre ovviamente al possesso del corretto titolo d’accesso’.

‘Profili immediatamente superiori’: il significato

Questa frase sta a intendere che qualsiasi profilo professionale quale cuoco, assistente tecnico (o amministrativo), guardarobiere od infermiere, oltre ad includersi per il profilo professionale a cui concorre, può inserirsi anche nel ruolo di collaboratore scolastico o addetto alle aziende agrarie, poiché si tratta di profili risultanti ‘immediatamente inferiori’.

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ATA: stop agli appalti, cosa prevede il DEF?

Ultimamente è stato istituzionalizzato il divieto di adoperare appalti esterni ad attività come pulizia all’interno degli istituti, al fine di rivitalizzare il servizio interno (e regolare). L’onorevole Gallo del Movimento 5 Stelle ha riferito che tale norma (che apparterrà quindi alla Legge di bilancio) sia stata inserita all’interno del nuovo DEF (Documenti di Economia e Finanze).

Gallo ha espresso  la sua soddisfazione tramite un post su Facebook, affermando che questo è stato l’ennesimo passo vero il superamento di una ‘vergogna’ del nostro Paese. Bisogna infatti considerare che spesso il servizio era gestito da alcune cooperative ed era frequente la triste usanza di retribuire i soci lavoratori con guadagni davvero indegni, che lo stesso onorevole Gallo ha definito ‘irrisori’.