Scuola, gruppo di docenti al ministro Bussetti: 'Politica in classe? Ecco come rispondiamo a Salvini'
Un gruppo di docenti ha scritto e inviato una lettera al ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, quale risposta alle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dove il leader della Lega Nord si augurava che i docenti non facessero politica a scuola.

I docenti scrivono al ministro Bussetti sulla questione ‘politica in classe’ sollevata dal vicepremier Salvini

Come riportato dal quotidiano ‘Repubblica’, la lettera fa riferimento ad una missiva inviata lo scorso mese di settembre dal professor Enrico Galiano, proprio come risposta alla presa di posizione assunta da Salvini. Nella lettera si ribadisce come il tema della libertà di insegnamento debba sviluppare un grande dibattito nel Paese.
Nella lettera, i docenti spiegano come ‘il ruolo sociale della scuola e di chi ci lavora sia fondamentale, a partire dal dettato costituzionale, per la difesa e la piena attuazione della democrazia. Per questo, ogni giorno, nelle aule dove siamo chiamati a svolgere il nostro compito di educatrici ed educatori delle generazioni più giovani, terremo sempre presente il valore della libertà di pensiero e d’insegnamento, affinché le ragazze e i ragazzi italiani, non solo per nascita, imparino a comprendere e a riaffermare in tutti gli atti della loro vita questi valori’.

Il professor Enrico Galiano a Matteo Salvini: ‘Ecco cosa significa per me far politica in classe’

Nella sua lettera, il professor Galiano confermava a Salvini di voler proseguire a far politica in classe, ‘non quella delle tifoserie’, cercando cioè di condurre gli studenti ad abbracciare una particolare ideologia di pensiero. Nella sua lettera, Galiano ha spiegato: ‘La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero? Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato’.

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