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Stipendi PA: "nei pensieri del governo non c’è il rinnovo del contratto"

“Nei pensieri del governo non c’è il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. E nemmeno della scuola” scrive Anief nel suo comunicato di questo pomeriggio. Il sindacato fa notare che soltanto adesso gli altri sindacati si son resi conto che “mancano i finanziamenti necessari per il rinnovo di quel CCNL prima sottoscritto e dopo pochi mesi sfiduciato per evitarne l’automatica vigenza nel 2019”.

Stipendi PA e parole di Di Maio

Anief afferma di potersi rallegrare delle parole rassicuranti di Luigi Di Maio, che “scongiura il calo di retribuzione previsto dal vecchio governo individuando i fondi necessari affinché questa riduzione non ci sia”, tuttavia resta allarmata del fatto che nel DEF non ci siano nemmeno le risorse per adeguare i valori dell’indennità di vacanza contrattuale dal prossimo anno al 50% previsto dalla legge dell’indice di inflazione programmata, fermo ancora al 2010. “Pensare di accontentarsi, a fronte di queste promesse, del mantenimento di uno stipendio che negli ultimi dieci anni è rimasto fermo, sarebbe un errore gravissimo.”

Avviare un negoziato? Mancano le premesse

Gli altri sindacati parlano di confronto e negoziato sugli stipendi scuola ma, ribatte Anief, questo si può avviare solo se ci sono le premesse per poter discutere lo stanziamento delle risorse economiche: ad oggi, invece, per il contratto scuola non solo non sono previsti incrementi stipendiali. Addirittura, “nel DEF è scritto chiaramente che i redditi da lavoro dipendente della pubblica amministrazione si ridurranno dello 0,4% in media nel biennio 2020-2021”. Poi continua: “Anche gli altri rappresentanti dei lavoratori, pure firmatari di un contratto nazionale che dopo poche settimane si sono decisi a disconoscere, hanno capito che gli aumenti-miseria del 2018, con annessi gli arretrati irrisori di poche centinaia di euro, hanno lasciato gli stipendi sotto l’inflazione di 10 punti e quindi necessitano di un nuovo contratto sostitutivo. Peccato che in questo momento, dal Governo oltre alla copertura della perequazione pari a 300 milioni non si è andati, nemmeno per aggiornare l’indennità di vacanza contrattuale, visto che delle mancate risorse nella prossima legge di stabilità, pari a tre miliardi di euro, non vi è traccia: soldi che sarebbero serviti per coprire l’adeguamento della voce dell’indennità di vacanza contrattuale (+7,7%) inglobata da marzo nello stipendio ai sensi dell’art. 35 del contratto collettivo di lavoro.”

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Mancanza cronica di fondi

Il presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, Marcello Pacifico, parla di un copione già visto per anni, ovvero la mancanza cronica dei fondi utili al rinnovo contrattuale degli stipendi dei lavoratori pubblici, sprofondati nel frattempo di quasi 15 punti rispetto all’inflazione, per niente coperti da quel finto aumento del 3,48% previsto dal CCNL firmato lo scorso aprile”. Pacifico continua: “Rimane il fatto che per ovviare al mancato rinnovo contrattuale, dal 2019 va adottata l’indennità di vacanza contrattuale: servono, a tale scopo, circa 3 miliardi di euro, di cui però nel Documento di economia e finanza propedeutico alla legge di stabilità non c’è traccia. Senza dimenticare l’adeguamento all’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’UE a partire dal settembre 2015, anche questa non presente nel Def”.