disabilità a scuola

Alcune scuole italiane sembrano ancora essere impreparate di fronte a casi di disabilità in classe. A volte infatti non basta l’assegnazione di un insegnante di sostegno. In casi delicati serve anche l’adozione di ulteriori e mirate misure, volte a poter garantire l’integrazione dell’alunno disabile stesso, la serena convivenza in classe e la giusta assistenza. I casi recenti verificatisi in due scuole hanno al contrario dimostrato quanto alcuni istituti e i loro dirigenti scolastici, si trovino spiazzati laddove si verifichino casistiche particolari.

Sciopero di genitori a Senigallia: bambino disabile violento

In una scuola media di Senigallia, un gruppo di genitori si è rifiutato di mandare a scuola i propri figli per l’intera mattinata di venerdì 12 ottobre. Ciò a causa della presenza in classe di un bambino disabile violento. La situazione, a quanto pare, sarebbe diventata insostenibile al punto da mettere a repentaglio l’incolumità dei compagni di classe. Troppo frequenti erano infatti diventati i fenomeni di aggressività da parte del ragazzino: forbici puntate contro i compagni, insulti e veri e propri episodi di percosse. Per poter però suscitare l’attenzione della Dirigente scolastica, i genitori degli alunni sono dovuti ricorrere ad uno sciopero per poter sensibilizzare sul problema. Problema non creato dalla presenza del bambino disabile in sè, ma dalla mancanza di adeguate misure che gli consentano di rapportarsi coi compagni. La dirigente, a seguito anche di un consiglio di classe straordinario convocato appositamente, è così arrivata ad una soluzione: il ragazzino in questione continuerà a frequentare regolarmente la scuola, seguito dalla sua insegnante di sostegno, ma sarà anche inserito gradatamente all’interno della classe.

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Bambino disabile lasciato senza pasto in una scuola di Foggia

Un altro caso eclatante si è invece verificato in una scuola elementare di Foggia. Un bambino disabile è stato lasciato senza pasto in mensa in una scuola elementare di Foggia. L’alunno, Francesco, affetto da una paralisi cerebrale infantile, non riesce ad essere autonomo, e necessiterebbe di un operatore socio-sanitario che lo possa assistere durante la mensa imboccandolo. Figura questa né dalla scuola in questione né dall’Asl competente. La mamma del bambino ha denunciato il fatto. La scuola invece, dal canto suo, nella figura della Dirigente Scolastica, ha fatto sapere come al bambino vengano rivolte tutte le attenzioni necessarie, grazie anche all’aiuto di collaboratrici scolastiche che provvedono (senza compenso) anche all’igiene personale del ragazzino. E ha aggiunto inoltre come le insegnanti di sostegno non siano tenute all’assistenza nelle operazione di somministrazione del pasto. Ciò che emerge dunque dai due casi, seppur differenti tra loro, è come nel 2018 esistano ancora scuole incapaci di adottare strumenti a tutela di bambini che versano in condizioni particolarmente delicate.