Scuola, 'Bullo di mamma' e il ruolo dei docenti su Rai3, tra stress, burnout e mancanza di rispetto

‘Bullo di mamma’. Un titolo esemplificativo per la trasmissione andata in onda oggi su Rai3, nell’ambito della rubrica TG3 ‘Fuori onda’. Si è parlato delle violenze che i docenti sono costretti a subìre nelle aule scolastiche, violenze, purtroppo, sempre più in aumento. Si è parlato dei ragazzi ‘protetti’ sempre più dai loro genitori e del ruolo che rivestono gli insegnanti.“I dati in nostro possesso  – ha commentato il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, intervenuto negli studi per rispondere alle domande della conduttrice Rai, Maria Rosaria De Medici – tengono conto del fatto che per ogni caso di violenza denunciato ce ne sono 4 che non vengono resi pubblici: si parla di violenze sia fisiche che verbali. Noi siamo convinti che ogni singolo episodio debba essere denunciato da Ata, docenti e dirigenti scolastici, perché ciò non si può tollerare”.

Pacifico: ‘Non c’è più il riconoscimento del ruolo sociale del docente’

Nella tabella presentata da Anief si parla di 33 casi accertati mentre quelli stimati sarebbero 81, nel solo anno scolastico 2017/2018 (l’inchiesta è stata curata dal noto portale Tuttoscuola).

Pacifico ha proseguito il suo intervento affermando che ‘il problema nasce dal fatto che oggi non c’è più il riconoscimento del ruolo sociale del docente, accentuatosi con la bassa retribuzione rispetto al lavoro che svolge dentro e fuori dall’aula. Ricordiamo che la classe docente è anche fortemente esposta a forme acute di stress ed è a rischio burnout; per loro non è possibile, inoltre, andare in pensione anticipatamente’.

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‘I ragazzi tendono ad autoeducarsi’

A questo proposito, l’antropologo Marino Niola, ha dichiarato: ‘Questo è legato al fatto che è in piena crisi il principio di autorità all’interno della famiglia. Siamo davanti a una generazione, quella dei millennials che è già di per sé inquietante e che tende ad autoeducarsi: i ragazzi bypassano la scuola, passando dall’età dei tutori a quella dei tutorial. I ragazzi si sentono sempre più autonomi rispetto ai loro insegnanti, autonomi a torto perché la scuola dovrebbe dare formazione’.