Personale ATA: uscita sentenza per lavoro 'socialmente utile'
Personale ATA: uscita sentenza per lavoro 'socialmente utile'

E’ giuridicamente ufficiale: il personale ATA che opera all’interno delle scuole con la formula del lavoro ‘socialmente utile’, non può sperare di essere assunto direttamente, senza prima passare da un concorso pubblico o tramite un procedimento di selezione da parte delle istituzioni.

Personale ATA: cosa dice la recente sentenza

Quanto affermanto nell’introduzione di questo articolo è un sunto di quanto deciso dalla sentenza 27091 della Sezione lavoro della Corte di Cassazione. E’ stato così stabilito dal giudice dopo la richiesta da parte di un lavoratore ‘socialmente utile’, il quale aveva prestato il suo servizio all’interno di un istituto scolastico fino all’anno 2000.

Secondo quanto ritenuto dal diretto interessato, questi si aspettava il riconoscimento dei requisiti per un lavoro stabile, tramite il beneficio della quota di riserva del 30% dei posti, per cui basterebbe (come leggiamo da Orizzonte Scuola che ha riportato la notizia) quale qualifica di accesso, il diploma di scuola inferiore. Apparentemente tale condizione sarebbe stata supportata normativamente dagli articoli: 12 comma 4 del Dlgs 297/1994, 45 comma 8 della legge 144/1999, 9 del Dm Istruzione 23 luglio 1999 e 2 della Om 153/2000.

Il diretto interessato si aspettava che tramite gli articoli ora sciorinati, potesse essere stabilizzato come personale ATA, tramite una chiamata nominativa delle liste di collocamento.

Potrebbe interessarti:  ATA, appalti di pulizia: arriva la data delle 12 mila internalizzazioni

Interpretazione respinta

Alla fine, le richieste e le aspettative del lavoratore ‘socialmente utile’ sono state respinte dal Tribunale sia in primo che in secondo grado. Del resto, come precisato dalla Corte d’Appello, il lavoratore desideroso di espletare le funzioni di collaboratore scolastico, deve obbligatoriamente essere in possesso di un diploma di scuola superiore e in seguito accedere ad un concorso pubblico.

La Cassazione risponde

La Cassazione, esprimendosi sul caso del lavoratore in questione, ha spiegato come egli possa rivendicare il diritto al titolo preferenziale, ma che allo stesso tempo non ci sia la fondatezza di ‘alcun diritto soggettivo all’assunzione diretta nei ruoli dell’amministrazione, ma solo un diritto all’avviamento alla selezione con chiamata normativa’. Quindi, il lavoratore ‘socialmente utile’ non è tuttavia dispensato dalla procedura d’avviamento della selezione.

E’ infatti emerso che la riserva dei posti per i lavoratori di questo tipo, al fine dell’ottenimento del ruolo come personale ATA a tempo indeterminato, opera sul piano dell’avviamento alla selezione, ma non di certo su quello del concorso pubblico. L’avviamento alla selezione, punto importante della vicenda, in caso di non espletamento, impedisce di conseguenza a tali lavoratori di poter rivendicare la violazione di diritti soggettivi.