Scuola, ministro Di Maio a gamba tesa: 'Ridiamo dignità agli insegnanti, rifondiamo Legge 107'
Scuola, ministro Di Maio a gamba tesa: 'Ridiamo dignità agli insegnanti, rifondiamo Legge 107'

Il vicepremier Luigi Di Maio è intervenuto a gamba tesa sulla legge 107, la cosiddetta Buona Scuola di Matteo Renzi, promettendo un ‘superamento’ della riforma introdotta dal Partito Democratico. Dunque, dopo il ‘superamento’ di un’altra odiata riforma, quella delle pensioni targata Elsa Fornero, il Governo torna ad usare questo termine accostandolo alla Buona Scuola di renziana e gianniniana memoria.

Di Maio: ‘Ridare dignità agli insegnanti’

‘Ho incontrato gli studenti, dopo quello che era successo a Torino in occasione di una protesta, dove avevano bruciato un mio fantoccio. Lì non ci sono ramanzine da fare ma incontri, bisogna fare incontri per portare avanti dei percorsi. A loro, come agli insegnanti dico: ‘Resta una priorità del Governo rifondare la legge 107 – ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle, il che significa eliminarla quasi del tutto e fare una legge nazionale sul diritto allo studio. Quindi, lo dico a quelle insegnanti che, in questo momento vogliono tornare a casa e che sono vittime di un algoritmo impazzito, l’anno prossimo, quindi da gennaio, ci mettiamo al lavoro sul superamento della legge 107, quindi della cosiddetta Buona Scuola e ridiamo dignità a tanti insegnanti – conclude Di Maio -che sono stati sballottati in giro per l’Italia.’

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Superare Legge 107 Buona Scuola come la Legge Fornero? Le perplessità non mancano

Il fatto è che per il superamento della Legge Fornero, dopo le grandi promesse elencate in campagna elettorale, il Governo è costretto a fare i conti con il deficit delle casse statali e con i severi rimproveri provenienti da Bruxelles. Ne sta venendo fuori una Quota 100 assolutamente riduttiva e poco incoraggiante.

Ridare dignità agli insegnanti è un buon principio ma, oltre al discorso Buona Scuola e al capitolo mobilità, bisognerebbe pensare a ridare dignità anche alle buste paga del personale scolastico, non solo degli insegnanti ma anche di quelle del Personale Ata, dei precari della scuola e di tutti coloro che lavorano per il comparto statale che, più di tutti, è costretto ad affrontare enormi difficoltà.