I compiti a casa
Torna "il problema" dei compiti a casa. La proposta è irricevibile.

I compiti a casa vanno assegnati? Arriva la proposta del Dirigente scolastico Parodi. Un decalogo minuzioso. Pessimo il messaggio: gli insegnanti devono essere “bacchettati”, presi per  mano e guidati. Eppure solo loro che conoscono gli alunni, “sentono l’aula”, costituita dai ragazzi e dalle loro dinamiche.

Compiti a casa, la dotta premessa

Periodicamente i compiti a casa tornano a far notizia, diventando il problema del sistema scolastico.

E’ il turno del Dirigente Scolastico Parodi che sale in cattedra e dichiara: “Premesso che nessuna norma impone di dare i “compiti a casa” … ed essendo necessaria e urgente la regolamentazione di tale pratica a causa del carico di lavoro domestico… in ottemperanza all’art.31 della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che sancisce, per ogni bambino/a e ragazzo/a, “il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…”. Si propone il seguente modello di Regolamento che i dirigenti degli Istituti comprensivi potranno sottoporre agli Organi collegiali e inserire nel Patto di corresponsabilità educativa.

Le minuziose e dotte  indicazioni 

Segue una proposta di decalogo, già presentato su questo portale da C. Scalia. Il dotto elenco è caratterizzato dall’uso ricorrente dell’avverbio “non”. Ne consegue l’impressione di trovarsi di fronte al “buon” padre di famiglia che distribuisce la sua saggezza ai figli.

Qualche esempio “Ai compiti svolti a casa non deve essere assegnato alcun voto…I compiti non fatti non possono essere “recuperati” sacrificando la ricreazione… I compiti non svolti durante i periodi di assenza (es. per malattia) non devono essere recuperati – non sarebbe umanamente possibile.”
Mai nessuno aveva, però quantificato il tempo di studio.Lo fa il D.S. Parodi.  “I docenti che decidano di assegnare compiti pomeridiani verificheranno, preventivamente, che non richiedano a nessuno studente un impegno giornaliero che superi:
– 10 minuti nelle classi prime della scuola primaria
– 20 minuti nelle classi seconda e terza
– 30 minuti nelle classi quarta e quinta…

Qualche considerazione

Siamo alle solite! Gli insegnanti non sono considerati dei professionisti. Possiedono un bagaglio di  conoscenze appena sufficiente per la loro funzione di custodia e assistenza ai ragazzi. Non sono in grado di valutare le situazioni più complesse dove è richiesta “tanta pedagogia, psicologia, prosocialità…”
A questo aggiungo che il decalogo conferma il paradigma dell’individualismo postmoderno, costituito prevalentemente da diritti e da una quasi assenza di doveri. Nel decalogo, infatti, prevale il detto “il ragazzo va sempre capito e compreso…” Questo non significa negare la presenza di colleghi che si accaniscono sui ragazzi, negando loro il “il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…”. Ma da questo eleggere la perentorietà come criterio-guida, mi sembra eccessivo.

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Ora il lavoro svolto in classe spesso necessita di un approfondimento e di una riflessione a casa. Questa è la “strada maestra” per acquisire un metodo di studio personale, utile per il proseguo degli studi. E invece cosa si legge nel decalogo con la solita perentorietà? “Non possono essere assegnati compiti nel fine settimana e durante i periodi di vacanza o sospensione delle lezioni”

Il decalogo avrà un seguito?

Siamo di fronte a una proposta! Per fortuna!  “Si propone il seguente modello di Regolamento che i dirigenti degli Istituti comprensivi potranno sottoporre agli Organi collegiali e inserire nel Patto di corresponsabilità”. Così si legge nella premessa.
Mi auguro che la proposta finisca qui. Irricevibile per i toni perentori che tratta gli insegnanti come semplici esecutori.

Sono convinto che la decisione ultima spetti ai docenti, sia demandata alla loro maturità professionale e alla conoscenza quotidiana e diretta dei propri allievi e delle loro dinamiche(=aula). Gli insegnanti non hanno bisogno di una direttiva ideologica, perché troppo “curva” sui diritti e poco sui doveri.

Il Ministro terrà presente il suggerimento?