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Ma le priorità sono ben altre!

Il piano assunzionale previsto dalla legge 107 de “la buona Scuola” di Renzi, ha escluso la categoria dei docenti della gae (graduatoria ad esaurimento) infanzia dove non ci sono più di 18 mila maestre a pieno titolo.

Nei giorni scorsi il movimento pentastellato ha dichiarato che vuole risanare una falla in questo reclutamento di docenti ma penalizzando ancora una volta questa fascia di persone e questo grado di scuola a favore invece di un’altra categoria esclusa dal piano del 2015, ovvero i docenti di religione cattolica.

Premesso che In Italia  la religione nella scuola pubblica è una disciplina facoltativa visto che la scuola statale italiana,  è laica , chi scrive ritiene che le priorità siano altre e che questo interesse per soggetti esclusi dal piano di stabilizzazione dal precariato, dovrebbe essere esteso innanzitutto a garantire un diritto a chi ha vinto un concorso nel lontanissimo 1999 e che ha a che fare con la formazione e con la crescita degli individui nella loro completezza e non nel loro istinto di darsi spiegazioni religiose lì dove la mente umana non è ancora in grado di darsele.

Pertanto un circuito come quello della scuola dell’infanzia a corto di potenziamento e della primaria, sempre carente di docenti specializzati nel sostegno, per esempio, o in progettualità, viene messo in secondo piano da una urgenza e da una preoccupazione di carattere confessionale in un Paese che ultimamente sta già dimostrando parecchio  una involuzione di tipo dittatoriale al limite del conservatorismo religioso, etnico e politico.

Ci ritroviamo quindi con una offerta formativa dove le ore di geografia e di storia vengono drasticamente ridotte per favorire l’accesso di docenti di IRC, con un concorso che avrà come criterio solo il conteggio dei punti che derivano dai titoli e dal servizio e non da un concorso per titoli ed esami come invece richiesto per una maestra di posto comune.

Si richiede il possesso dei 24 CFU (crediti formativi universitari) per avere la garanzia di un approccio pedagogico nell’insegnamento anche al professore di matematica, ma poi si procede ad un concorso per soli titoli per l’insegnamento della religione cattolica!

Nello specifico l’onorevole Flora Frate ha presentato questa risoluzione per questa “stortura” ritenendo che questi docenti siano stati esclusi senza motivazione.

Anche i docenti infanzia precari da vent’anni mi pare abbiano subito un trattamento di pura e immotivata esclusione.

Un dramma  umano addirittura è stato definito. Di solito chi scrive resta sempre molto imparziale nei giudizi, ma se parliamo di dramma allora mi permetto di affermare che un dramma è quello di privare la didattica della scuola italiana delle fondamenta dello scibile umano, sottraendo le ore di storia , disciplina che per la sua peculiarità di essere trasversale a tutte le altre , probabilmente è quella più importante nella formazione del pensiero di un bambino e di un adulto e che aiuta a comprendere, non solo lo scorrimento spazio-temporale degli eventi, ma a capire i significati degli interventi filosofici e politici nei Paesi del mondo che possono aiutare a migliorare i sistemi futuri.

La religione cattolica in una scuola laica dovrebbe lasciare lo spazio di libertà di cui l’uomo necessita per fare le proprie scelte e da insegnante ritengo che quelle ore potrebbero essere investite da momenti di “educazione all’affettività e alla sessualità consapevole” .

Le tradizioni culturali del nostro Paese prevalentemente cattolico possono comunque essere conservate e proposte attraverso un uso meno dottrinale o catechistico e lasciate fluire in maniera morbida semplicemente come spazio appunto di conoscenza della tradizione filtrata però dagli angusti  schemi confessionali e profetici.

Luigina Favale

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