I precari facenti parte del comparto ATA devono essere risarcit dopo 36 mesi di contratti a termine. È questo il principio ribadito dai Tribunali del lavoro ai quali molti si sono rivolti per ottenere un giusto risarcimento.

Dopo quella del Tribunale di Nocera Inferiore, che aveva riconosciuto un risarcimento di €65000 in favore di un lavoratore precario della scuola assunto in qualità di Assistente Amministrativo (ATA), a titolo di ristoro del danno provocato dal reiterato ricorso alla stipula di contratti a termine, un’altra sentenza del Tribunale di Napoli Nord condanna il Miur a risarcire una precaria.

Il fatto

Il ricorso è stato presentato dagli stessi avvocati che ottennero il successo precedente (Avvocati Chiara Samperisi e Annamaria Zarrelli). Una assistente amministrativa aveva lavorato continuativamente nella stessa scuola da 17 anni usufruendo di contratti plurimi di Collaborazione Coordinata e Continuativa (co.co.co.). Per questo motivo aveva portato in giudizio il Miur per l’abuso di contratti a termine chiedendo il risarcimento e il pagamento delle differenze retributive e contributive spettantigli in ragione della situazione di insostenibile precariato.

Potrebbe interessarti:  Le risposte ai vostri quesiti, 13/12: congedo parentale in part time e ATA

La sentenza

Il pronunciamento del giudice del lavoro di Napoli reca la data del 23 novembre 2018. In esso si riconferma l’orientamento prevalente della giustizia ordinaria circa l’abuso della pratica di contratti che mantengono i supplenti in condizioni di precarietà permanente. Ritenendo che non esistono condizioni sufficienti per giustificare tale comportamento, il tribunale di Napoli Nord ha condannato il Miur a risarcire la ricorrente con una cifra pari a 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto ed a corrisponderle, le differenze retributive maturate in ragione dell’anzianità di servizio, oltre interessi, per un ammontare complessivo di circa 55mila euro, oltre al riconoscimento degli scatti di anzianità.