DDL Granato 'chiamata diretta': la replica dell'UNICOBAS
DDL Granato 'chiamata diretta': la replica dell'UNICOBAS

DDL Granato e la replica UNICOBAS – Pubblichiamo il comunicato stampa del Segretario nazionale Unicobas Scuola & Università, Stefano d’Errico, in risposta alla senatrice Bianca Laura Granato (M5S) e alle decisioni sul suo Ddl sull’eliminazione della ‘chiamata diretta’.

L’UNICOBAS ED IL DDL GRANATO (featuring Mario PITTONI – Lega)

L’On. Granato ha deciso di presentare un Ddl contro la chiamata diretta appena ha saputo che ne stava scrivendo uno l’On. Mario Pittoni della Lega. Nel Ddl Pittoni c’era solo l’abolizione della chiamata diretta ma nulla sugli ‘annessi e connessi’, introdotti sempre con la chiamata diretta. Non c’era una regola che impedisse ai dirigenti di spostare punitivamente e senza placet né spiegazioni sul limbo dell’organico ‘potenziato’ (declassati a fare supplenze) i docenti ante-legem mala-scuola. Non c’era l’abolizione, ma solo una minimalista ‘ristrutturazione’ degli ambiti. Non c’era né l’abolizione, né una regolamentazione del ‘potenziato’, non regole che impedissero che vi si facessero solo supplenze unicamente per un massimo del 20% dell’orario (perché il resto andasse su progetti). Non c’era né l’abolizione, né una regolamentazione delle ‘reti di scuole’, che impedisse che il personale Ata e Docente potesse venire utilizzato indifferentemente su tutta la ‘rete’.

Questo invece sarebbe stato necessario perché il futuro delle reti ex L. 107 è quello di agire spostando nella scuola ‘capofila’ (che peraltro gestirà anche l’aggiornamento di tutti) buona parte del lavoro di segreteria delle altre, con qualche amministrativo in più nella prima, ma riducendo pesantemente l’organico Ata delle restanti scuole della rete.

Le ‘motivazioni’ di Pittoni per il suo mancato intervento in merito erano destituite di fondamento. Inizialmente ha sostenuto che gli insegnanti preferirebbero andare sul ‘potenziato’ per ‘sgravarsi’ (sic!) dalla classe. Un’obiezione assolutamente non degna di nota, visto che l’emendamento sostiene la volontarietà e quindi chi avesse voluto avrebbe potuto ‘spostarsi’ tranquillamente. Altra cosa è invece essere spostati d’imperio e contro la propria volontà.

Poi riteneva che la volontarietà comportasse ‘vizi di legittimità’. Ma anche questo è insostenibile: le graduatorie di istituto sono state la regola per l’assegnazione delle cattedre disponibili ad orario pieno per 70 anni.

In conclusione, Pittoni non aveva la volontà politica di smontare la discrezionalità dei dirigenti e nonostante fosse chiaro che gli emendamenti proposti erano del tutto legittimi, è rimasto assolutamente contrario a qualsiasi intervento legislativo.

Questi dubbi invece non erano condivisi dall’On. Bianca Laura Granato, che inseriva nel suo Ddl i seguenti emendamenti: 1) ‘Il personale docente già titolare su cattedra alla data di entrata in vigore della presente legge non può essere assegnato, salva esplicita richiesta, ai posti di potenziamento’. 2) La possibilità delle scuole di sottoscrivere accordi di rete ma a condizione che l’accordo non prevedesse l’impiego di personale docente ed ata di altre scuole della rete. Il Ddl veniva depositato al Senato.

Appena aperte le audizioni presso la Commissione Cultura del Senato (a questo link l’intera audizione dell’Unicobas, compresi gli scambi con Pittoni, la Granato e la polemica con l’On. Malpezzi (PD): https://youtu.be/pCLOCfl1I-8 ), in primis l’Associazione Nazionale Presidi (ANP), poi Cgil, Cisl, Uil e Snals, nonché l’On. Malpezzi – fautrice della mala/scuola renziana – hanno tutti chiesto l’eliminazione di entrambi gli emendamenti inseriti nel Ddl Granato. Ma ciò era scontato: tutti sanno che questi soggetti sono molto vicini al PD ed al precedente governo e che la ANP non ha nessuna intenzione di perdere il potere discrezionale ottenuto dai dirigenti grazie alla L. 107/15.

Ciò che non era per nulla scontato è che il Ddl venisse AUTOEMENDATO dalla maggioranza di governo e persino dal suo primo firmatario, l’On. Granato dei 5 Stelle, sino a ridurlo praticamente una copia del Ddl depositato dall’On. Pittoni della Lega.

Perché quindi tutto questo lavoro? La Granato faceva prima a non presentare nulla. Inoltre non ha rispettato gli impegni presi con l’Unicobas, che aveva collaborato alla stesura del Ddl, ed ha invece autoemendato il proprio testo, cosa davvero singolare, rendendolo uguale al primo Ddl, quello presentato dalla Lega, che invece inizialmente non le piaceva. Sia chiaro che non si tratta di una questione ‘personale’ con gli On.li Granato e Pittoni. Peso determinante nella vicenda l’hanno avuto anche gli altri senatori dei 5 Stelle, gli ambienti del Ministero ed il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano.

In realtà è stata eliminata la ‘chiamata diretta’, ma è un ‘aggiustamento’ solo di facciata.

Neppure la stragrande maggioranza dei dirigenti ha mai amato la chiamata diretta. Non vogliono dover fare inutili ‘colloqui’ ad Agosto per poi assegnare ridicoli contratti triennali: se non gli ‘piaci’, meglio spostarti sul potenziato e costringerti a fare subito domanda di trasferimento! Questo pezzo della L. 107/15, smontato anche per via contrattuale, era già caduto da solo: a sancirlo mancava solo una legge.

Sono invece rimasti i gravissimi istituti della Cattiva sQuola di Renzi strettamente collegati alla chiamata diretta. Con la facoltà di gestire l’organico a proprio insindacabile piacimento lasciata ai dirigenti scolastici s’è invece fatto un ulteriore passo verso quella che la ANP chiama ora ‘chiamata per competenze’ (che infatti, al di là delle dichiarazioni di facciata, ora esulta), lasciando che la L. 107/15 continui a sfondare assolutamente ogni vincolo legato alla professionalità della funzione docente, con addirittura i presupposti affinché si elimini ogni diritto legato all’anzianità di servizio in tutto il pubblico impiego, ulteriore deregulation di stampo neo-liberista.

S’è fatto qualcosa per i soprannumerari, ma gli ‘ambiti’, pur trasformati restano. La titolarità su ‘ambito provinciale’ sotto il profilo giuridico conserva un livello di titolarità che non è quello di istituto, analogo alla tristemente nota Dotazione Organica Provinciale (DOP) ante-L.107, stando nella quale difficilmente si riotteneva la titolarità su scuola. E se gli ambiti erano con la L. 107 vincolati ad un’ampiezza inferiore alla provincia di riferimento, ora semmai debordano anche questo vincolo, il che vuol dire che quanti non hanno o non avranno titolarità di istituto (i soprannumerari) potranno comunque venire spediti ad libitum in tutta la provincia. Ma quella stessa incertezza, quella stessa ‘crisi di panico’ nel prossimo futuro la vivranno tutti i docenti, visto che persino il ‘governo del cambiamento’ vuole il grande miscuglio dell’organico: chi perderà posto e chi lo manterrà sull’istituto quando (e se) il ‘potenziato’ verrà (come dice la Granato) ‘riassorbito’? Ovvero quando non verranno più dati alle scuole posti (strutturalmente) in esubero rispetto alle classi? La mancata regolazione degli organici OGGI (compresa la mancanza di un ruolo da dare al potenziato) porterà al DISASTRO di domani. Stiamo parlando della vita della gente, del dove si lavora e di dove si abita.

Intanto il ‘potenziato è rimasto intonso così com’è, e vi si continuerà a fare SOLO supplenze. Sia i neo-assunti che i docenti senior finiti nel limbo, in assenza di limiti di legge, continueranno a fare i ‘tappabuchi’ anziché progetti d’arricchimento: non s’è pensato neppure a loro, stabilendo almeno un limite massimo del 20% dell’orario-cattedra per le supplenze (come l’Unicobas aveva suggerito).

Infine, ripetiamo che le ‘reti di scuole’ rimarranno governate dalla discrezionalità dei dirigenti, con il personale Docente ed Ata comandato d’ufficio su una platea di 10 (ed a volte) più istituti, anche qui alla faccia delle titolarità, degli incarichi, delle competenze, degli aggravi di lavoro e per gli spostamenti, delle assegnazioni e delle utilizzazioni.

eliminati due emendamenti nel DDL Granato: nel dettaglio il testo integrale delle osservazioni della Granato sono riportate in fondo alla nota

Cos’è successo: dal Ddl Granato sono stati eliminati due emendamenti.

Quello al comma 73 della L. 107/15, che recitava ‘Il personale docente già titolare su cattedra alla data di entrata in vigore della presente legge non può essere assegnato, salva esplicita richiesta, ai posti di potenziamento’. Questo avrebbe impedito l’arbitrio dei dirigenti, che tolgono spesso le classi ad libitum senza dover motivare nulla, spedendo sul ‘potenziato’ anche docenti titolari da 20 anni nell’istituto (magari solo perché ‘contrastivi’). 2) Un’altra norma del ddl Granato riguardava la possibilità delle scuole di sottoscrivere accordi di rete ma a condizione che l’accordo non prevedesse l’impiego di personale docente ed ata di altre scuole della rete. Uno degli emendamenti cancella questa limitazione e consente anche accordi che prevedano l’utilizzo di ata e docenti su tutte le scuole della rete, indipendentemente dalle assegnazioni e dalle titolarità.

La Granato risponde alle nostre critiche (più che legittime) sostenendo (altrettanto legittimamente) innanzitutto che il Ddl, quello che, singolarmente, ha autoemendato, conterrebbe ‘importanti novità’ e non sarebbe stato influenzato. Sì, infatti la nuova forma assunta dal Ddl stravolge il suo stesso testo, quello che lei (non io) aveva depositato in Senato. E questo è successo, guarda caso, dopo l’audizione dell’ANP, dei sindacati Confederali, dello Snals, e dopo la presa di posizione dell’On. Malpezzi – fautrice della mala-scuola renziana – i quali, altrettanto ‘casualmente’, hanno tutti insieme chiesto l’eliminazione del vincolo, concordato con l’Unicobas (e poi tradito), che avrebbe impedito la totale discrezionalità dei dirigenti nell’assegnazione dei docenti al ‘potenziato’, nonché l’eliminazione dell’emendamento che avrebbe posto vincoli sull’uso del personale alle ‘reti di scuole’.

Per quanto attiene all’assegnazione dei docenti a cattedre piene, alle materie o al ‘potenziato’, questo significa che i dirigenti scolastici potranno così continuare ad assegnare i docenti ai posti di ‘potenziamento’ senza tenere conto dell’anzianità di servizio, né (come fanno spesso) persino della continuità didattica. Invece di abrogare la legge 107, come promesso in campagna elettorale, 5 Stelle e Lega non hanno mosso neppure un dito per togliere ai dirigenti questo potere discrezionale invalso con la mala-scuola renziana. Ciò avalla lo strapotere dei dirigenti. I docenti, innanzitutto quelli ‘contrastivi’, pur con 20 anni di titolarità sull’istituto, già mandati d’autorità e senza il loro consenso a fare supplenze sul ‘potenziamento’ e coloro che subiranno la stessa sorte ORA SANNO CHI RINGRAZIARE !!!

Ma la Granato replica che ‘si ritorna praticamente all’organico di diritto e all’organico di fatto ed il potenziamento verrà gradualmente riassorbito’. E allora? L’arbitrio non viene certo fermato da questo, con l’aggravante che, proprio quando il potenziamento venisse ‘riassorbito’, non si capirebbe più neppure chi sta nell’organico di diritto o, viceversa, in quello di fatto (dove non c’è titolarità).

Intanto, al di là delle chiacchiere, il ‘potenziato è rimasto intonso e nessuno l’ha abrogato, così, dal canto loro, i neo-assunti finiti nel limbo, in assenza di limiti di legge, continueranno a fare i ‘tappabuchi’ anziché progetti d’arricchimento, semplicemente perché neppure questo s’è pensato, stabilendo almeno un limite massimo del 20% dell’orario-cattedra per le supplenze (come l’Unicobas aveva suggerito).

Secondo la Granato, così: ‘i docenti saranno tutti uguali e quindi acquisiranno maggiore unità e peso contrattuale’. Già, perché eliminando i diritti acquisiti negli ultimi 70 anni dai docenti titolari prima delle ultime due fasi di assunzione della L. 107/15, e che spettano a tutti gli insegnanti man mano che acquisiscono una cattedra ad orario pieno, saremmo tutti più ‘uguali’. Secondo lei è eliminando diritti consolidati ed omologando in basso il personale che si diventa ‘più uguali’. Sembra il proclama del PCP (Partito Comunista del Potenziato), per la definitiva trasformazione degli insegnanti in impiegati, sottoposti all’arbitrio del ‘capo ufficio’ (il dirigente), perché proprio questo arbitrio li renderebbe ‘uguali’. Parafrasando il noto libro di Orwel, i dirigenti invece rimarranno ‘più eguali degli altri’. Ma stiamo scherzando? Questa sarebbe ‘forza contrattuale’? Ma da quale manuale pseudo-marxista prendono idee del genere la Granato (M5S) e Pittoni (Lega), da quello delle giovani marmotte dei ‘partigiani della scuola pubblica’ dai quali proviene la Granato? Se questa fosse l’uguaglianza, allora avremmo già fatto la ‘rivoluzione’. Ormai manca solo far diventare tutti i lavoratori dei precari: così saremmo ancora più uguali. Senza contratto a tempo indeterminato, senza ferie e senza scatti d’anzianità, sarebbe il massimo del progresso sociale e dell’ ‘innovazione’. Magari dimenticando che in tutto il sistema pubblico l’anzianità di servizio è un cardine (costituzionale) per garantire l’equanimità della gestione pubblica dall’arbitrio. Il ‘governo del cambiamento’ vuole forse, cominciando ancora una volta dalla scuola, abbattere i vincoli legati all’anzianità di servizio per 3 milioni di pubblici dipendenti. Una bella notizia davvero!

La Granato aggiunge anche: ‘Sparirà poi definitivamente la titolarità su ambito con incarico triennale conferito per chiamata diretta al quale sarebbero stati destinati anche i soprannumerari’. Certo: abrogando la ‘chiamata diretta’, tutto ciò è ovvio. Ma s’è riflettuto sul fatto che la stragrande maggioranza dei dirigenti non la vogliono più da almeno due anni, questa chiamata diretta? Non vogliono dover fare inutili ‘colloqui’ ad Agosto per poi assegnare contratti triennali: questo pezzo della L. 107/15 era già caduto da solo, e lo sa bene anche la ANP. Stesso dicasi per l’ingestibilità degli ‘ambiti’, che ora si trasformano ma restano. Con l’aggravante che la titolarità su ‘ambito provinciale’ sotto il profilo giuridico conserva un livello di titolarità che non è quello di istituto. E se gli ambiti erano con la L. 107 vincolati ad un’ampiezza inferiore alla provincia di riferimento, ora semmai debordano anche questo vincolo, il che vuol dire che quanti non hanno o non avranno titolarità di istituto (i soprannumerari) potranno venire spediti ad libitum in tutta la provincia. Una copia della vecchia Dotazione Organica Provinciale (DOP) ante-L.107, stando nella quale difficilmente si riotteneva la titolarità su scuola. Un futuro prossimo molto problematico per tutti i docenti, dal momento che non s’è posto alcun limite al grande pasticcio sull’organico: come stabilire chi perderà posto e chi lo manterrà sull’istituto quando (e se) il ‘potenziato’ verrà (come dice la Granato) ‘riassorbito’? Quando le scuole non avranno più posti (strutturalmente) in esubero rispetto alla copertura delle classi? Si riproporrà IMMANCABILMENTE la questione dell’assegnazione delle cattedre piene. Se si seguirà la graduatoria legata unicamente all’anzianità di servizio, visto che oggi non s’è voluto prevedere che quanti sono utilizzati sul ‘potenziato’ potessero accedere all’organico di scuola comune dell’istituto gradualmente quando si liberano le cattedre (e con ‘quota 100’ ne avremmo avuto un’occasione non più ripetibile), tutto il potenziato andrà in esubero sull’organico provinciale ed a quanti sono stati illusi con l’ottenimento di una cattedra a pieno orario non gioverà neppure invocare la continuità didattica. Se, viceversa, si terrà conto della posizione di cattedra invece che dell’anzianità di servizio, andrà in esubero su tutta la provincia anche chi è stato titolare in una scuola per 20/30 anni, a cominciare da quelli invisi ai dirigenti e con buona pace della Granato e di Pittoni. Per non citare coloro i quali si trovano (e/o si troveranno) in una posizione ‘mista’, con qualche ora di cattedra su ‘materia’ e qualche altra di ‘potenziato’: a cosa possono aspirare, ad una titolarità metà su scuola e metà sulla provincia?
La mancata regolazione degli organici OGGI (compresa la mancanza di un ruolo da dare al potenziato) porterà al DISASTRO di domani. Stiamo parlando della vita della gente, del dove si lavora e di dove si abita. Come verranno ricordati gli autori di questa legge?
Invece il richiamo al superamento del ventilato organico regionale, è improprio: quella è tutt’altra ‘partita’, ed è oltremodo grave che il Movimento 5 Stelle abbia dato, forse senza capire (?) neppure cosa faceva, nel ‘contratto di governo’, il placet alla regionalizzazione dell’istruzione: perché di questo si tratta. Si tratta dello spazio aperto a quanto disposto dalla legge regionale approvata nel Veneto del governatore leghista Zaia, con il voto FAVOREVOLE dei 5 Stelle, che pretende, si badi bene, ai sensi della ‘deforma’ costituzionale voluta dal centro-sinistra (Governo Amato) nel 2001, anche la regionalizzazione del personale (perché questo vuole la Regione Veneto, e questo è reso POSSIBILE dalla riforma del Titolo Quinto, art. 117, comma terzo della Costituzione, passata nel 2001). Vedremo più avanti quindi (e di certo questo Ddl non c’entra nulla), se i 5 Stelle ‘cincischieranno’ anche sulla regionalizzazione. Quel che è certo è che si tratterebbe di regionalizzazione generale dei ruoli, non della titolarità del singolo docente, ché questo è invece un capitolo che riguarda l’assegnazione ALLE SCUOLE (non agli ‘ambiti’, che invece, introdotti dalla L. 107/15 andavano ABOLITI del tutto, questi sì, con il Ddl Granato).

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Però, secondo la Granato: ‘..si ripristina la sostanza del testo unico’. E come, visto che delle regole del Testo Unico sulla titolarità e l’assegnazione dei docenti a cattedre piene, classi e materie, nel Ddl Granato non viene richiamato nulla? La senatrice avrebbe potuto dire una cosa del genere se ALMENO avesse messo nero su bianco, richiamando il ‘297’, che i dirigenti sono tenuti a rispettare le delibere vincolanti dei Collegi dei Docenti sui criteri per l’attribuzione dei docenti alle classi. Neanche questo ha fatto, nonostante l’avesse promesso in extremis Giovedì scorso.

Ma sarebbe stata appunto l’extrema ratio, perché anche qui s’inciampa, cara Granato. Come avevo già fatto presente in audizione presso la Commissione Cultura del Senato, i criteri disposti dal Collegio Docenti (continuità didattica, etc.), non possono intaccare i DIRITTI SOGGETTIVI dei singoli. Il primo dei quali, per 70 anni, è stato il diritto a vedersi attribuire una cattedra ad orario pieno in base alla graduatoria di istituto determinata dall’anzianità di servizio. Un diritto che non può essere negato quando la cattedra è disponibile e che invece è infranto quando quella stessa cattedra viene assegnata a chi è più in basso nella graduatoria interna della scuola o addirittura a chi sta nel ‘potenziato’ ed è in una posizione diversa, perché assunto nelle ultime due fasi della L. 107/15.
Persino la L. 107/15, al comma 63, prevede che l’organico ‘dell’autonomia’ si divide in: ‘posti di scuola comune; posti di sostegno e posti del potenziato’. Questa tripartizione e distinzione rispetta le regole in vigore precedentemente alla promulgazione della L. 107, una legge che perlomeno prevedeva un ricambio, e che la titolarità (in sé) SPARISSE gradualmente, non essendo più prevista per i neo-assunti. Invece la ANP, come Cgil, Cisl, Uil, lo Snals e l’On Malpezzi (PD), in linea con alcune circolari emanate dai ministri Giannini e Fedeli (renziane), vogliono che i dirigenti possano spostare a proprio piacimento qualsiasi docente sul ‘potenziato’, anche chi è nelle graduatorie di istituto da 20 anni. Questa posizione, avallata dal Ddl Granato (che non muove un dito contro una prassi che la stessa Granato ha riconosciuto come costante e negativa durante l’audizione e che l’Unicobas deve combattere quotidianamente a colpi di ricorso), è davvero SINGOLARE, perché va persino oltre la L.107 !!!

Ma, come la Granato sostiene, ‘il testo unico è ancora vigente: gli art. 7, 10 e 396 infatti prevedono chiaramente la regola per il dirigente di attenersi ai criteri definiti dagli organi collegiali’. Così aggiunge: ‘la migliore legge del mondo non basterà a limitare gli abusi’.
Eppure tutti possono vedere come lei stessa abbia ammesso in audizione che tali ‘abusi’ vengono commessi quotidianamente, quindi nonostante la vigenza del Testo Unico, con lo spostamento di docenti che hanno diritto a cattedre piene, invece sul ‘potenziato’, senza spiegazioni da parte dei dirigenti e solo perché sono ‘contrastivi’ (termine, non a caso, coniato dall’ANP nel corso della lotta contro l’approvazione della L. 107).

Ciò avviene quindi oggi in aperta violazione del Testo Unico. Ma allora questo significa che il Testo Unico non è sufficiente. Come mai? Semplice: perché il rischio di venir mandati a fare solo supplenze, oltre che l’abbrutimento della funzione docente, produce l’omertà, ed aleggia come una spada di Damocle su tutti gli insegnanti, nessuno escluso. Questo avviene a causa dell’introduzione dell’organico dell’autonomia, nato con la L. 107 (alla faccia del Testo Unico), e della confusione che le circolari dei Ministri Giannini e Fedeli hanno creato DOPO la L. 107/15 (anche in questo caso alla faccia del Testo Unico e persino della stessa L. 107).

Il Ddl Granato costituisce la prima revisione della L. 107/15, il primo disegno di legge che interviene DIRETTAMENTE sulla L. 107. Quale ratio c’è, quindi, nel non voler NORMARE questa confusione creata da quella Legge quando si interviene proprio su di essa? L’unico risultato che può ottenere un legislatore, il quale, pur avvertito dello stato di spregiudicato arbitrio creatosi, non intende far nulla per porvi rimedio è quello di ACCETTARE che l’ARBITRIO PERMANGA, ed il contenzioso anche.

La produzione delle leggi è per definizione produzione ‘dinamica’, e si ricordi che stiamo parlando di una legge prodotta da un Governo sostenuto da due forze politiche che avevano entrambe promesso in campagna elettorale che avrebbero ABROGATO LA L. 107, il ‘bonus premiale’, i ‘presidi sceriffi’ ed amenità del genere e che INVECE, alla PROVA DEI FATTI, non hanno neppure posto la parola FINE ad uno solo degli ‘strapoteri’ (in questo caso persino contra-legem, ma non solo perché contro le delibere dei Collegi dei Docenti, o in assenza delle medesime, bensì perché anche contro le norme sulla titolarità del medesimo Testo Unico) utilizzato normalmente da dirigenti ‘fantasiosi’ e spericolati, contro i quali, come ammette la Granato stessa, peraltro non esistono strumenti di garanzia e contrappesi istituzionali che non siano il ricorso al giudice del lavoro. Ciò significa che, SCIENTEMENTE, ai docenti, ed in particolare ai più combattivi, a quelli esposti in prima linea nella battaglia contro la L. 107, viene lasciata l’unica chances del CONTENZIOSO. E sono quegli stessi docenti ai quali, da tre anni, nelle piazze, voi 5 Stelle avete promesso l’abrogazione della L. 107. Una vergogna!!!

Non siamo noi, bensì la Granato, a scrivere: ‘a fronte di un’autonomia pressoché illimitata data ai dirigenti scolastici la 107/15 non ha previsto un aumento significativo di personale ispettivo e gli abusi finiscono tutti nei tribunali con conseguenze nefaste per le casse dello stato e per il buon andamento delle scuole’. Ed adesso cosa ci viene a raccontare? Non fa nulla di ciò che poteva nell’immediato, però ci avverte che ‘questo argomento sarà oggetto del mio prossimo approfondimento normativo’. Come sempre, non avendo fatto, allora si promette. Ma questo è un modus operandi inaccettabile dopo 5 mesi di governo. Una promessa che, peraltro – e l’ho detto personalmente alla Granato – occuperebbe una legislatura, perché bisogna porre mano al Testo Unico e, dovendosi creare organismi disciplinari che per essere di garanzia potrebbero solo essere elettivi ed in rappresentanza di tutte le componenti, anche e soprattutto ai compiti del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Una cosa da fare, ma che non può essere posta a ‘surroga’ di ciò che andava (e poteva essere) fatto solo con questo Ddl, oggi, senza ‘se’ e senza ‘ma’.

La Granato contesta quello che, dopo tutta questa ‘giravolte’, noi abbiamo dichiarato. Ovvero (testualmente) che “..da oggi sappiamo che anche per Lega e 5 Stelle il principale riferimento politico per la scuola è la ANP. Il cosiddetto ‘governo del cambiamento’ AVALLA LO STRAPOTERE DEI DIRIGENTI”. Ma dimentica il secondo emendamento che s’era concordato e che ha parimenti cassato: la regolamentazione delle ‘reti di scuole’ (mediamente una decina), che avrebbe impedito al personale Ata e Docente di venire utilizzato d’autorità su ordine di servizio dei dirigenti indifferentemente su tutta la ‘rete’. Anche questo sarebbe stato necessario perché il futuro delle reti ex L. 107 è quello di mettere in comune gli organici, alla faccia delle titolarità e delle assegnazioni, ed agire utilizzando indifferentemente Docenti ed Ata su tutti gli istituti della ‘rete’, nonché spostando nella scuola ‘capofila’ (che peraltro gestirà anche l’aggiornamento di tutti) buona parte del lavoro di segreteria delle altre, con qualche amministrativo in più nella prima, ma riducendo pesantemente l’organico Ata delle restanti scuole della rete.
DI NUOVO RIASSUMENDO (repetita iuvant)

In realtà è stata eliminata la ‘chiamata diretta’, ma è un ‘aggiustamento’ solo di facciata. Neppure la stragrande maggioranza dei dirigenti ha mai amato la chiamata diretta. Non vogliono dover fare inutili ‘colloqui’ ad Agosto per poi assegnare ridicoli contratti triennali: se non gli ‘piaci’, meglio spostarti sul potenziato e costringerti a fare subito domanda di trasferimento! Questo pezzo della L. 107/15, smontato anche per via contrattuale, era già caduto da solo.

Sono invece rimasti i gravissimi istituti della Cattiva sQuola di Renzi strettamente collegati alla chiamata diretta. Con la facoltà di gestire l’organico a proprio insindacabile piacimento lasciata ai dirigenti scolastici s’è invece fatto un ulteriore passo verso quella che la ANP chiama ora ‘chiamata per competenze’, lasciando che la L. 107/15 continui a sfondare assolutamente ogni vincolo legato alla professionalità della funzione docente, con addirittura i presupposti affinché si elimini ogni diritto legato all’anzianità di servizio in tutto il pubblico impiego, ulteriore deregulation di stampo neo-liberista.

S’è fatto qualcosa per i soprannumerari, ma gli ‘ambiti’, pur trasformati restano. La titolarità su ‘ambito provinciale’ sotto il profilo giuridico conserva un livello di titolarità che non è quello di istituto, analogo alla tristemente nota Dotazione Organica Provinciale (DOP) ante-L.107, stando nella quale difficilmente si riotteneva la titolarità su scuola. E se gli ambiti erano con la L. 107 vincolati ad un’ampiezza inferiore alla provincia di riferimento, ora semmai debordano anche questo vincolo, il che vuol dire che quanti non hanno o non avranno titolarità di istituto (i soprannumerari) potranno venire spediti ad libitum in tutta la provincia. Ma quella stessa incertezza, quella stessa ‘crisi di panico’ la vivranno tutti i docenti, visto che persino il ‘governo del cambiamento’ vuole il grande miscuglio dell’organico: chi perderà posto e chi lo manterrà sull’istituto quando (e se) il ‘potenziato’ verrà (come dice la Granato) ‘riassorbito’? Ovvero quando non verranno più dati alle scuole posti (strutturalmente) in esubero rispetto alle classi? La mancata regolazione degli organici OGGI (compresa la mancanza di un ruolo da dare al potenziato) porterà al DISASTRO di domani. Stiamo parlando della vita della gente, del dove si lavora e di dove si abita.

Intanto il ‘potenziato è rimasto intonso così com’è, e vi si continuerà a fare SOLO supplenze. Sia i neo-assunti che i docenti senior finiti nel limbo, in assenza di limiti di legge, continueranno a fare i ‘tappabuchi’ anziché progetti d’arricchimento: non s’è pensato neppure a loro, stabilendo almeno un limite massimo del 20% dell’orario-cattedra per le supplenze (come l’Unicobas aveva suggerito).

Infine, ripetiamo che le ‘reti di scuole’ rimarranno governate dalla discrezionalità dei dirigenti, con il personale Docente ed Ata comandato d’ufficio su una platea di 10 (ed a volte) più scuole, anche qui alla faccia delle titolarità, degli incarichi, delle competenze, degli aggravi di lavoro e per gli spostamenti, delle assegnazioni e delle utilizzazioni.
La politica, quando non è esempio della ben nota cialtroneria italiota, richiede coerenza e la coerenza ha dei costi. Poi occorre una conoscenza approfondita delle regole e del mondo della scuola. Bisogna avere la determinazione e gli attributi per schierarsi e sostenere i costi dello scontro. Lo ‘stato delle cose’ non si fa cambiare senza che si paghi il prezzo dello scontro con chi non vuole che le cose cambino. C’è differenza fra il fare politica dall’opposizione e dal governo. Il tempo della politica delle chiacchiere e delle promesse è finito. Chi è al governo deve meritarsi i voti PRIMA della scadenza elettorale, e voi 5 Stelle e Lega, per quanto riguarda la Scuola, questi voti non solo non ve li state meritando, bensì li state perdendo e allontanando.

Stefano d’Errico (Segretario nazionale dell’Unicobas Scuola & Università)