La solitudine del nativo digitale
La solitudine del nativo digitale. E' una condizione ineliminabile. Diventa preoccupante quando occorre gestire il fenomeno del cyberbullismo

La solitudine del nativo digitale, è la conseguenza di una contrapposizione, evidenziata anche da M. Prensky. Rimanda a una frattura intergenerazionale certificata anche da una ricerca della Società Italiana di Pediatria. Condizione molto preoccupante se rapportata alla gestione solitaria del fenomeno del cyberbullismo. Alcune indicazioni.

La solitudine del nativo digitale

Nativo digitale. La definizione è di M. Prensky. Rappresenta efficacemente la condizione  dei ragazzi nati e cresciuti dopo l’avvento dei sistemi operativi a modello grafico (1985). Il  processo è culminato  con la commercializzazione di Windows ’95.

Il nativo digitale rimanda a una condizione temporale definita dalla  solitudine.  Quest’ultima si declina in  una contrapposizione con gli adulti. La frattura è confermata implicitamente anche da M. Prensky, quando contrappone il nativo digitale all’adulto definito, invece  immigrato digitale. La separazione definisce il profilo del nativo digitale in un soggetto  dalle caratteristiche multitasking, dall’assunzione di profili multipli e spesso contraddittori, dalle relazioni liquide, dalla riduzione delle capacità empatiche…  Il profilo separato, discontinuo  rispetto a quello dell’adulto, che rimanda ad una condizione di solitudine, pone diversi problemi educativi  a quest’ultimo. Da qui ne consegue che il genitore è percepito  inadatto a comprendere il loro nuovo mondo 2.0. Il passaggio per l’abdicazione educativa dei genitori  è breve.

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Per difendere questa nuova realtà il nativo digitale è disposto anche ad adottare filtri o chiusure che in molti casi complicheranno la sua condizione. Questo contesto spiega il diffuso occultamento  del fenomeno del cyberbullismo.

La ricerca della Società Italiana di Pediatria 

Secondo una ricerca, infatti, della Società Italiana di Pediatria , i nativi digitali, vittime del cyberbullismo vivono in solitudine le conseguenze di questo fenomeno ( la ricezione continua e asfissiante di messaggi, materiale multimediale, la rivelazione di informazioni personali o la divulgazione di immagini e video compromettenti…).

Infatti, risulta che il 60% dei maschi e il 49% delle femmine preferisce “difendersi da soli”. A molta distanza seguono le seguenti percentuali abbinate alle suddette risposte:

  • Ho informato un adulto(genitore, insegnante…) 16,8%
  • Ne ho parlato con un amico/a 14,2%
  • Ho subito senza fare niente 11,7%
  • Denuncia (con i genitori) alla Polizia Postale 3,2%

Ora se aggreghiamo alcuni dati abbiamo le seguenti situazioni: il 59%-69 % dei ragazzi  nasconde a qualunque soggetto il fenomeno (“difendersi da solo” unito al “non far niente”): il 74% – 84% “mette alla porta” i genitori (“difendersi da solo” unito al “non far niente” e al “parlarne con un amico )

Una soluzione facile, facile

Quali le soluzioni a questa operazione di occultamento del fenomeno del cyberbullismo?

Occorre innanzi tutto studiare e comprendere il loro mondo, guardandoli “occhi negli occhi “non solo fisicamente, ma culturalmente e attraverso le loro esperienze. Non è però sufficiente. Essi devono percepire la presenza non asfissiante e inquisitoria dell’adulto  Scriveva A. Camus
Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti.
Cammina al mio fianco e saremo sempre amici.”