Scuola, UDU: audizioni VII Commissione 'NO al numero chiuso e programmato'
Scuola, UDU: audizioni VII Commissione 'NO al numero chiuso e programmato'

Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa a cura di UDU (Unione degli Universitari) in merito all’indagine Eurostudent relativa al triennio 2016/2018.

UDU – Il 12 dicembre si è tenuta presso il Ministero dell’Istruzione l’Ottava Indagine Eurostudent per il periodo 2016-2018.

Dichiara Enrico Gulluni coordinatore nazionale Unione degli Universitari “Dallo studio della relazione apprendiamo i numeri che rappresentano l’università, ed è con quelli che possiamo dare l’analisi migliore del sistema universitario che ci circonda, prima di analizzare i dati però, viene fuori dall’indagine che gli studenti italiani sono tutto tranne che bamboccioni, perchè non solo siamo a livello percentuale quelli con il più alto tasso di ore di studio, ma siamo anche quelli con il più alto tasso di studenti fuorisede, la maggior parte di questi sono studenti che cambiano addirittura regione per poter studiare. Venendo ai dati dell’indagine: 23, è l’età media degli studenti iscritti a corsi di laurea, percentuale che nel corso degli anni è andata aumentando perchè esiste un altissimo tasso di dispersione tra la scuola superiore e l’università, e una minore possibilità di accesso per i giovani agli studi.

23,9 la percentuale di studenti che svolgono lavori retribuiti oltre a studiare, questa è una delle grandi questioni irrisolte, dal momento che molti studenti sono costretti a trovare un lavoro, molto spesso nella Gig Economy (quelli che vengono definiti “lavoretti”) per potersi permettere gli studi e non gravare sulla propria famiglia, questo ovviamente aumenta in molti casi il tempo di laurea delle persone, portando molti studenti a diventare fuoricorso e a dover fronteggiare aumenti di tassazione gravosi.”

Continua Enrico Gulluni “Abbiamo altri numeri allarmanti, 8,7 che è la percentuale di studenti che hanno ottenuto una borsa di studio, decisamente troppo bassa, tra le più basse in Europa, e inoltre la percentuale peggiora per quel che riguarda studenti che hanno diritto ad un alloggio, infatti la percentuale è 3,2 percentuale di studenti che alloggiano in una residenza del Dsu. Questo ci fa capire che oggi ci troviamo dinnanzi a noi una situazione abbastanza grave, in cui abbiamo studenti che oltre a dover pagare le tasse universitarie, devono anche pagare un luogo in cui poter alloggiare dal momento che sono in pochissimi a poter accedere alle residenze universitarie messe a disposizione dagli enti per il diritto allo studio regionali. La spesa media mensile per l’alloggio degli studenti “fuori sede” è di 262 euro.

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Molto bassa è anche la percentuale di studenti che hanno avuto l’esonero totale da tasse e contributi,10%, e allo stesso tempo altissimo,1.584 euro, è l’importo medio di tasse e contributi pagati dall’insieme degli studenti (inclusi esoneri).”

Conclude Enrico Gulluni “I numeri quindi parlano chiaro, serve una no Tax Area più ampia, e serve che le tasse universitarie diventino soltanto un contributo studentesco e non una tassa su cui le università si finanziano alle volte anche in maniera illecita. Servono soldi, non spot sull’Ffo.

Occorre inoltre aumentare la percentuale degli studenti borsisti e quella degli studenti che hanno accesso ad un alloggio messo a disposizione dagli enti per il diritto allo studio, questo perchè bisogna far si che i giovani possano permettersi gli studi e non siano costretti all’abbandono. Servono dunque investimenti sul Fis”.