Il ministro Marco Bussetti, intervistato dal settimanale ‘Gente‘, interviene sull’argomento dello stipendio dei docenti. In rete non si è ancora spenta l’eco dello sdegno provocato dalla decisione di aumentare quello dei dirigenti scolastici. Sotto accusa è l’entità dell’incremento, giudicata eccessiva dalla comunità degli insegnanti. L’Italia detiene il primato negativo in Europa relativamente alle retribuzioni del personale docente. Peggio c’è soltanto la Grecia.

Ma il ministro Bussetti si difende e a ‘Gente‘ rivela un particolare scabroso. Senza l’intervento di questo governo il prossimo anno avrebbe addirittura portato una riduzione.

Le responsabilità

Il ministro dell’istruzione riversa le colpe dell’esiguità dell’aumento degli stipendi dei docenti sull’esecutivo precedente a guida PD. Il riferimento è all’elemento perequativo introdotto con il CCNL 2016-18, disposto al fine di garantire a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione un aumento stipendiale pari a 85 euro. Il governo Renzi aveva stanziato le risorse necessarie a finanziarlo soltanto fino al 31 dicembre 2018. Così facendo si rischiava addirittura di tagliarlo di circa €20 al mese.

La difesa del ministro

Di fronte al giornalista che gli chiedeva conto del perché fosse così basso l’importo dell’aumento dello stipendio, in un primo momento il ministro rispondeva con un laconico ‘ non mi fate parlare‘. Incalzato a fornire maggiori dettagli rispondeva così: “ vede, il Governo precedente ha deciso un aumento in busta paga di circa 80 euro per gli insegnanti, ma una tantum: in pratica fino al 31 dicembre 2018. Nel 2019 avrebbero guadagnato ancor meno di oggi, se non fossimo intervenuti. Lo stanziamento va a coprire quella differenza prima ancora del nuovo aumento. Modesto, certo, ma da qualche parte bisogna iniziare”.

Questione di pesi e di misure

Una risposta che non convince, quella del responsabile del dicastero dell’istruzione, perché scarica sul precedente esecutivo tutte le responsabilità. Per comprendere il senso della protesta dei docenti, che da anni reclamano adeguamenti salariali degni di questo nome, per svolgere una professione che si è fatta via via più complessa e pesante, bisogna allargare l’orizzonte fino ad includere le retribuzioni dei dirigenti scolastici. Vero è che bisognava intervenire per scongiurare addirittura una diminuzione. Ma è altrettanto vero che sarebbe bastato redistribuire con un criterio più equo i fondi a disposizione. Il nuovo contratto dei dirigenti scolastici prevede un aumento mensile medio in busta paga di 540 euro al mese. Lo si poteva limitare al 50%, destinando la parte residua agli insegnanti.

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