Sostegno, posti in deroga trasformati in organico di diritto: impossibile
Sostegno, posti in deroga trasformati in organico di diritto: impossibile

Ultime notizie 30/12 – Brutte notizie per gli insegnanti di sostegno immessi in ruolo con la Legge 107/15 in attesa di rientrare nelle rispettive province di residenza. Sono stati tagliati i fondi necessari per il 2020/2021, bisognerà ancora attendere.

La Legge di Bilancio 2019 chiude definitivamente le porte in faccia alle ultime speranze rimaste in vita per i tanti insegnanti di sostegno assunti con la Buona Scuola attraverso la fase B e C della Legge 107/15. Molti di questi insegnanti dopo il 4 marzo avevano invocato il governo gialloverde affinché si occupasse della loro problematica, al fine di poter rientrare nelle rispettive province di residenza. Si sarebbe trattato, così come promesso in campagna elettorale, di trasformare i famosi posti in deroga sul sostegno in posti in organico di diritto.

Da quello che si apprende, purtroppo, tutto questo non sarà possibile a causa del taglio di un miliardo di euro di fondi necessari a pagare gli stipendi di circa 40mila insegnanti per il 2020 e 2021. Un duro comunicato di Anief pone l’accento su questa importante novità.

Taglio di un miliardo per mancata copertura degli stipendi dei 40mila supplenti di sostegno nel 2020 e 2021

Altro che trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto come annunciato da diversi esponenti della maggioranza giallo-verde, mentre Anief continua a vincere al Tar ottenendo le ore negate agli studenti, risarcimenti per le famiglie e condanne alle spese legali dello Stato. Come si evince dalla tabella 7 allegata alla Legge di stabilità, se per il 2019 sono iscritte le risorse per pagare i 40 mila insegnanti in deroga, queste risorse scompaiono per i due anni successivi. E intanto un alunno su quattro con handicap certificato dovrà ritrovarsi un nuovo insegnante sempre precario, perché il problema della continuità didattica non si risolve assegnando un docente per tutto il ciclo di studi o bloccando i trasferimenti, ma assumendo nei ruoli quelli che servono, l’attuale 30% chiamato ogni anno al termine delle attività didattiche per esigenze di cassa.

La Legge di bilancio, approvata dalla Camera, porterà tagli importanti nei confronti dell’istruzione pubblica per il 2020 e 2021 dopo gli aumenti delle risorse per il 2018 e 2019: se si guarda al piano di lungo corso della manovra, la scuola “avrà investimenti ridotti da 48.3 a 44.4 nel giro di tre anni: meno per l’istruzione primaria (da 29.4 a 27.1), meno per la secondaria (da 15.3 a 14.1 miliardi)”, scrive la stampa specializzata. Nella tabella del Miur allegata al bilancio si evince un risparmio di spesa concentrato sul personale destinato al sostegno: nel primo ciclo, infatti, si passa dai 3.489 milioni del 2019 ai 3.079 del 2020 e ai 2.457 del 2021; stesso trend nel secondo ciclo dove la spesa prevista scenderà da 1.454 milioni del 2019, a 1.317 del 2020 e a 1.108 nel 2021. E a niente valgono le rassicurazioni dei Presidenti delle VII Commissione parlamentare. Perché se è vero che le risorse sono aumentate rispetto ai tagli del PD per il 2018 e il 2019, è innegabile che le stesse siano state tagliate dal Tesoro per il biennio successivo per evitare l’esercizio provvisorio e la procedura d’infrazione sui conti pubblici. Al di là delle rassicurazioni, servono impegni ben precisi del Governo perché se no nella legislazione vigente salteranno 40 mila cattedra su posti in deroga di sostegno dal 2020, il contrario di quello che avrebbe voluto fare l’attuale maggioranza, cioè la stabilizzazione degli organici.

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La riduzione riguarda anche i fondi per i docenti di sostegno: 1 miliardo nella scuola primaria, 300 in quello secondario. Queste sono cifre al di là degli intenti che dovranno essere recuperate già da domani se non si vorrà ledere il diritto all’istruzione di 80 mila alunni con handicap certificato, uno su quattro.

Intanto a Palermo, questa settimana, sono stati ottenuti cinque nuovi decreti cautelari che hanno condannato il Miur per discriminazione a causa dell’insufficiente attribuzione delle ore di sostegno.

Le riduzioni d’investimenti previsti dalla Legge di bilancio 2019 produrranno importanti effetti negativi sul fronte del sostegno scolastico agli alunni disabili dal 2020 che certamente moltiplicheranno i ricorsi ai giudici per mancanza di docenti e di ore di sostegno, così come previste dalle équipes medico- specialistiche. Proprio nei giorni scorsi, presso il tribunale di Palermo, sono state tante le vittorie registrate da Anief, come quella che ha consentito a un alunno classe 2011 “l’attribuzione di un insegnante di sostegno per 22 ore settimanali (ossia nella misura ritenuta necessaria dal PEI e dal verbale del G.L.H.O per l’anno scolastico 2018/2019)”. Il giudice dunque ha ordinato “ai convenuti Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e all’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia l’immediata cessazione della condotta discriminatoria posta in essere nei riguardi dell’alunno e, per l’effetto, ol’attribuzione in favore del medesimo di un insegnante di sostegno per 22 ore settimanali (in luogo delle 15 attualmente previste in forza di determina del Dirigente dell’Istituto Scolastico)”.

Anief ricorda che è sempre possibile nell’ambito della campagna #nonunoradimeno contattare l’ufficio legale del sindacato all’indirizzo sostegno@anief.net, messo a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti, al fine di ottenere gratuitamente per ogni alunno disabile il giusto apporto di ore di sostegno prescritto dal Piano educativo individualizzato, nel pieno rispetto della normativa e della nostra carta costituzionale. A questo proposito, sono indicative le quattro recenti sentenze del TAR del Lazio di pieno accoglimento nel riconoscere ad altrettanti alunni disabili il pieno diritto all’attribuzione del massimo delle ore di sostegno, nel rispetto dei precetti costituzionali e “fino a giungere alla determinazione di un numero di ore di sostegno pari a quello delle ore di frequenza, in caso di accertata situazione di gravità del disabile”.