Maurizio Martina, il PD e la vaga idea di uguaglianza
Maurizio Martina, il PD e la vaga idea di uguaglianza

L’On. Maurizio Martina tenta di blandire gli insegnanti. Vaga, però la sua idea di uguaglianza. Inoltre, la storia recente del rapporto tra il Pd e la scuola non l’aiuta. Sicuramente la strada sarà in salita, se la proposta rimarrà generica e quindi poco convincente.

Primarie Pd, Martina parte dall’idea forte di uguaglianza

Maurizio Martina e gli altri candidati alla segreteria stanno provando a sganciarsi dal renzismo (= partito della nazione) e da un atteggiamento di sudditanza rispetto al pensiero liberista. Tentano di riappropriarsi di alcuni idee forti  che hanno caratterizzato la storia della sinistra. Una di queste è l’uguaglianza. Su questa testata Luciano Mondello ha già commentato il progetto politico dell’On. Maurizio Martina che si basa appunto sull’uguaglianza. Si legge nel programma “#fiancoafianco Cambiare il Pd per cambiare l’Italia” e precisamente nel paragrafo dedicato alla scuola ” L’Italia è la sua scuola. L’uguaglianza comincia a scuola. Vogliamo costruire una scuola radicalmente democratica in un Paese radicalmente democratico, che permetta a tutti di raggiungere adeguati livelli di rendimento a prescindere dai contesti: liberando ogni singola personalità e favorendo la mobilità sociale. Il nostro reddito di cittadinanza è la conoscenza, crediamo nel diritto universale all’istruzione e alla formazione di qualità da zero anni a tutta la vita.

Il riferimento quasi inutile al principio dell’uguaglianza formale 

Sul principio nulla da dire. Purtroppo, però è proposto sostanzialmente sotto forma di slogan, quindi vuoto e di conseguenza privo di ogni significato. Se l’on. Martina, facendo riferimento ai contesti, intende l’uguaglianza formale, allora siamo di fronte a una conferma ormai consolidata del diritto allo studio che non può essere compromesso dalle condizioni di partenza, afferenti la razza, il credo religioso, la diversità culturale…. Il riferimento è l’art. 34 della Costituzione “La scuola è aperta a tutti“. Chi non è d’accordo con questo principio costituzionale? Quasi nessuno! Ribadirlo, sicuramente è una buona cosa, considerando alcuni ritorni che esaltano gli steccati, la diversità culturale, razziale…, ma sostanzialmente non conduce a rivoluzioni culturali.

Ragionamento più complesso per l’uguaglianza sostanziale

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Se invece, Maurizio Martina intende l’uguaglianza sostanziale allora il ragionamento diviene più complesso. Ma andiamo per gradi. Il principio discende dall’art. 3 comma 2. ” E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” In un’interpretazione ormai condivisa, questo stupendo passaggio guarda oltre le condizioni di partenza e, nello stesso tempo, integra  gli aspetti sociali ed economici, con quelli formativi. Se il successo scolastico, nuova formulazione del diritto allo studio sostanziale (cfr. Legge 517/77), è compromesso da una didattica non personalizzata, da un’organizzazione e un tempo scolastico non adeguati, allora siamo di fronte a un fallimento della scuola. In questo, però l’istituzione formativa non è l’unica a salire sul banco degli imputati. E’ in buona compagnia! Mi riferisco a tutta la comunità educante e ai suoi contesti ( cfr. modello ecologico di Bronfenbrenner)

L’uguaglianza sostanziale, in fondo ci sono le responsabilità del Pd

Scendendo di livello è possibile affermare che negli ultimi anni, l’impegno del Pd  è risultato molto tiepido per dare concretezza al principio dell’uguaglianza sostanziale. Nulla ha fatto, infatti per abrogare la Riforma Gelmini-Tremonti, espressione del finanzcapitalismo (L. Gallino) che è entrato a gamba tesa nel sistema formativo. Mi riferisco alla formalizzazione delle classi pollaio, al depotenziamento del tempo pieno (Legge 820/71) operato con l’eliminazione delle compresenze. Il Pd si è limitato a osservare il mostro pedagogico della legge 133/2008 e D.M. 81/09, rapportandosi con la strategia del cacciavite, finalizzata a ottimizzare l’esistente ( Maria Chiara Carrozza, Stefania Giannini). Matteo Renzi è stato l’ideatore di una  versione ulteriormente peggiorativa dell’affollamento delle classi, formalizzando le classi superpollaio (Legge di stabilità 2015 art. 1 comma 333). Questa nuova configurazione prevede l’inserimento di alunni/studenti di altre classi, prive il primo giorno della presenza del titolare. Infine, la legge 107/15 è risultata tiepida verso le classi pollaio, limitandosi a un generico invito rivolto ai Dirigenti Scolastici a ridurre il numero degli alunni per classe, tenendo però presente le risorse anche logistiche disponibili (Legge 107/15 art. 1 comma 84).

I limiti della proposta dell’On. Martina

Quindi la storia recente del Pd condiziona pesantemente la fiducia nel progetto di M. Martina. Cautela che rimane anche se nel documento si riferimento al superamento delle classi pollaio  senza indicare, però la tempistica e le risorse economiche necessarie. Si legge, infatti “basta classi pollaio. Proponiamo, a ogni livello di istruzione, non più di 24 alunni per classe, come da normativa attuale ma senza possibilità di deroghe, e non più di 15 alunni per classe nelle scuole che ricadono in aree a priorità educativa”. Proposta molto tiepida. Più radicale quella presentata da alcuni parlamentari del M5s lo scorso 5 luglio, che prevede un numero massimo di 22 alunni/studenti per classe. Attualmente è  parcheggiata in un “binario morto” del Parlamento, grazie anche al disinteresse del governo e nello specifico del Ministro Bussetti.

Nel documento programmatico di M. Martina, infine non esiste alcun riferimento  alle classi superpollaio e al ripristino delle compresenze. Altre iatture!

In altri termini, siamo ancora fermi al “bla, bla”, fondamento della comunicazione post-moderna. E dopo l’ultima delusione, prodotta dal governo giallo-verde, non sono certo gli slogan che possono convincere il mondo della scuola a tornare tra le braccia del Pd.