Matteo Salvini vuole reintrodurre la divisa a scuola: 'Un’occasione di parità'

Il ministro dell’interno Matteo Salvini vuole reintrodurre l’impiego della divisa a scuola ritenendola ‘un’occasione di parità’. L’uniforme scolastica si usa sempre meno, ma presto potrebbe essere reintrodotta negli istituti scolastici di tutta Italia. “Almeno alle scuole elementari rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità” queste le parole di Salvini aTg2Italia.

Scuola, si torna alla divisa per gli alunni?

“Rimetterlo sarebbe un’occasione di parità” riferisce Matteo Salvini. La discussione è nata dalla questione delle divise indossate dal ministro dell’Interno e contestate da alcuni organi, di cui si è ampiamente parlato qualche giorno fa. Basta alle differenze tra studenti che indossano “felpe da 400 euro” e chi, invece, può indossare “golfini da 20 euro”. Nelle scuole italiane non esiste oggi l’obbligo di indossare la divisa, ma ogni scuola può decidere, tramite un regolamento interno, cosa fare: se far indossare il grembiule ai propri alunni, oppure no. Si utilizza più che altro nelle scuole materne dove è consigliato l’uso del grembiule per una questione di igiene: trattandosi di alunni molto piccoli, questi tendono a sporcarsi più spesso. Altrove viene utilizzato sempre meno, ma ora si potrebbe andare contro tendenza.

Il grembiule a scuola: cosa dice la legge

Nel 2008, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini voleva rendere l’uniforme a scuola obbligatoria, eppure non ci fu nessuna legge in merito: ogni istituto scolastico è rimasto libero di decidere. Si tratta perciò di una questione soprattutto ‘sociale’. Piuttosto l’obiettivo di quella proposta delle legge sostenuta da Gelmini era quello di rendere “meno gravoso dal punto di vista economico l’impegno educativo per le famiglie”. Si puntava a evitare le “differenze economiche tra famiglie” quelle che poi possono mettere a disagio gli studenti nelle aule scolastiche. Oggi il ministro dell’Interno torna sul tema tanto dibattuto tra genitori, studenti e insegnanti. Saranno solo parole o seguiranno i fatti?