Classi pollaio
Classi pollaio, stupisce l'indifferenza dei genitori. Una soluzione può essere la telecamera in classe per documentare e agire.

Classi pollaio, manca la percezione del problema da parte dei genitori. A questo punto per favorire (forse) la class action contro questo obbrobrio pedagogico, la soluzione può essere documentare l’attività, utilizzando le telecamere.

Classi pollaio, un problema non percepito dai docenti e dai politici 

Le classi pollaio sono un problema. Ne sto parlando da diverso tempo. Purtroppo le sensazioni che ricevo non sono buone. Pochi sono gli insegnanti che lamentano le difficoltà sui social, nei convegni, nei corsi di aggiornamento… Eppure – secondo una ricerca di “Tuttoscuola” – la realtà  presenta una preoccupante situazione nazionale: una classe  su due  non rispetta il D.M. 26/08/92 che ha definito il numero massimo di 25 allievi/studenti per un deflusso regolare in caso di incendio.

È probabile che il senso di rassegnazione, molto diffuso tra gli insegnanti, tocchi anche questo aspetto. Rassegnazione che si declina nell’adempimento formale delle procedure, ma che non incide sulla pratica didattica. Anche i politici non sembrano essere molto interessati al problema riducendolo, come ha dichiarato il ministro Bussetti nell’agosto 2018, ad una inadeguata  gestione dei rapporti con l’utenza-cliente (sempre da accontentare), oppure opponendosi alla loro abolizione per incompatibilità economiche (V. Aprea).

La sorpresa sono i genitori

telegram-scuolainforma-336x280

Tuttavia, si resta meravigliati di fronte all’inerzia di molti genitori. Quei pochi che reagiscono, denunciano il problema alla magistratura che puntualmente dà loro ragione, ottenendo “classi educative”.

Ho l’impressione che la stragrande maggioranza dei genitori non “veda” il problema. Del resto, “non sperimentando l’aula”, difficilmente possono cogliere la difficoltà di attivare percorsi  e strategie didattiche finalizzate all’inclusione. Processo che oggi riguarda tutti, in quanto ogni allievo e studente esprime una diversità portatrice di ricchezza, ma anche di criticità.

Non sempre quest’ultima, però rimanda ad aspetti da risolvere (alunni o studenti diversamente abili o con con Bes, Dsa…). Può rimandare anche a bisogni di “formazione alta e articolata”. L’esigenza di una scuola realmente aperta tutti  era già stata espressa da D. Milani nella famosa “Lettera a una professoressa“: “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”.

A questo aggiungo che l’inesperienza dell’aula favorisce nei  genitori di alunni “bravi” il “sovranismo psichico” (Censis, 2018) che fa vedere solo il proprio figlio e non il contesto frenante e condizionante la personalizzazione. Non è infrequente la difficoltà a comprendere la lentezza del procedere del gruppo classe, imputando questa scelta non a motivi psico-pedagogici, bensì allo scarso impegno dei docenti.

Le telecamere in classe possono essere una soluzione 

Da qui la convinzione che l’indifferenza dei genitori sia il prodotto di una mancanza di documentazione. La soluzione può essere la presenza delle telecamere in classe. Ovviamente vanno risolti prima alcuni problemi; l’adesione dei genitori attraverso le autorizzazioni; la  modalità della presenza della telecamera (nascosta per gli studenti o visibile, limitata ad alcune attività) che può essere decisa in comune accordo con gli insegnanti.

La condizione “sine qua non” però è un clima di fiducia  tra gli insegnanti e i genitori che si declina per quest’ultimi in un rispetto della “libertà d’insegnamento”. Diversamente si favoriscono comportamenti oppositivi e di contrasto.

I vantaggi per gli insegnanti sono diversi: certificare il loro impegno, ma anche le difficoltà a raggiungere tutti, situazione complicata dall’azzeramento delle compresenze (riforma Gelmini) e, quindi, dal depotenziamento del tempo pieno (scuola primaria).

Sicuramente l’esperienza più diretta potrà favorire un maggiore coinvolgimento e quindi un aumento di denunce alla magistratura, che spesso ricopre un ruolo di supplenza pedagogica, a fronte di un’insensibilità degli Usr e dei Dirigenti scolastici. In attesa che il Parlamento faccia la sua parte, approvando la Proposta di legge (prima firmataria l’On. Lucia Azzolina) che riduce il numero di alunni/studenti per classe.