L’ impatto di quota 100 sulle uscite anticipate dal lavoro nella scuola è molto più profondo di quanto stimassero i tecnici del Miur. Sarebbero molte di più di diecimila le domande di pensione prodotte dal personale ATA e dagli insegnanti. Lo scrive Italia Oggi in un articolo in cui viene illustrato l’effetto acceleratore insito in uno dei due pilastri di quota 100.

In seguito alle novità in materia pensionistica il Miur dovrà provvedere in tempi molto stretti a riaprire i termini per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio e a specificare con quali modalità presentarle (cartacee o mediante istanze online). Questo in ossequio alla scadenza che è stata fissata per il 28 febbraio.

I 2 pilastri

Il primo pilastro sul quale poggia il ragionamento è costituito dal possesso di 38 anni di contributi e 62 di età anagrafica. Il secondo pilastro è costituito dalla riduzione dell’età contributiva per poter accedere al pensionamento anticipato. Considerando congiuntamente questi due pilastri si vede come essi siano veri e propri incentivi sia al pensionamento anticipato per maturazione dell’anzianità contributiva richiesta (42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne) sia all’accesso alla pensione quota 100.

Le vecchie stime

Prima che uscisse il decreto legge erano state condotte delle stime sulle domande di pensionamento. Secondo Italia Oggi, il numero dei lavoratori della scuola era in totale di 16.690, divisi in 15.190 docenti e 4.500 Ata che avevano presentato domanda entro il 12 dicembre 2018.

Oltre 60mila domande

Grazie alle disposizioni inserite nel nuovo decreto legge e tenendo conto degli incentivi come poc’anzi illustrato, il numero del personale della scuola che usufruirà del trattamento di quiescenza a partire dal 1° settembre 2019 non sarà molto lontano dalle 65 mila unità.