Il prossimo 9 febbraio si svolgerà un’altra giornata di sciopero nella scuola. Per quella data i sindacati hanno organizzato una manifestazione. Nel mirino ci sono le scelte del governo che con la Legge di Bilancio ha cambiato in peggio il sistema di reclutamento. La scelta di tornare ai vecchi concorsi abilitanti e fare a meno della formazione appare la peggiore possibile.

Da ormai 20 anni l’accesso all’insegnamento è stato caratterizzato da percorsi post-lauream che avevano come obiettivo dare ai futuri insegnanti una solida formazione sulla didattica, sulle metodologie di insegnamento, sull’uso pedagogico delle tecnologie, sulla psicologia evolutiva, etc.

Uno dei grandi limiti di questi percorsi è stato il costo elevato scaricati sui corsisti (il TFA è arrivato a costare 3.500 euro).

Uno dei meriti quello di aver fatto della didattica applicata un campo di ricerca comune a scuola e università, con la figura dell’insegnante-ricercatore, che con strumenti scientifici opera quotidianamente sul campo della didattica e della formazione.

Oggi questo patrimonio viene cancellato, con i suoi limiti e le sue virtù. Quello che resta sono le sfide educative poste alla scuola dalla società: la difficoltà di insegnare nelle realtà di frontiera, in contesti sociali svantaggiati, fronteggiare la demotivazione rispetto agli studi di larghe fasce di popolazione studentesca, le difficoltà di confronto con le famiglie.

I Motivi dello sciopero

I sindacati confederali invitano tutti i docenti alla manifestazione unitaria organizzata da CGIL, CISL e UIL a Roma il prossimo 9 febbraio 2019, per protestare contro le scelte dell’Esecutivo, emerse con la Legge di stabilità del 31 dicembre scorso e per aprire un confronto serio e di merito; in quella Legge la Scuola, l’Università e la Ricerca, sono le grandi assenti in quanto non ci sono investimenti nè per i rinnovi contrattuali (ricordo che il nostro CCNL è scaduto lo scorso 1° gennaio), né per l’edilizia scolastica e neanche per stabilizzare il personale Docente e ATA. Inoltre con la quota 100 non è stata toccata la Legge Fornero, nè sembra (non abbiamo ancora certezze nonostante sia stata spostata al 28 febbraio la scadenza per la presentazione della domanda di pensione per i dipendenti della scuola) che venga data una spinta all’uscita dal lavoro per favorire il ricambio generazionale. Inoltre non c’è stato il confronto con i Sindacati, promesso dal premier Conte nello scorso mese di dicembre.

Per Cgil, Cisl e Uil “la legge di bilancio, appena approvata, ha lasciato irrisolte molte questioni fondamentali per lo sviluppo del Paese, a partire dai temi del lavoro, delle pensioni, del fisco, degli investimenti per le infrastrutture, delle politiche per i giovani, per le donne e per il Mezzogiorno. Temi sui quali Cgil, Cisl e Uil hanno avanzato indicazioni e proposte credibili e realizzabili che non hanno trovato riscontro nella legge di stabilità avanzata dal Governo”.