autonomia Lombardia e Veneto

Le Regioni Lombardia e Veneto hanno avviato nel 2018 un percorso di negoziazione con il Governo per il riconoscimento di maggiore autonomia.
Alla base delle richieste vi è l’articolo 116 della Costituzione. Le Regioni a statuto ordinario possono gestire direttamente diverse tipologie di funzioni con risorse certe, altrimenti svolte dallo Stato.
Tra le competenze che queste regioni potranno esercitare, c’è quella relativa alla determinazione di un organico regionale in relazione alla necessità delle scuole.
Il numero di docenti e personale Ata necessari al funzionamento delle scuole di queste regioni, dovrà avvenire con una programmazione concordata insieme agli Uffici Scolastici Regionali.
Le regioni, inoltre, potranno istituire un fondo per gli organici che potrà essere utilizzato nel caso di organico aggiuntivo.

L’iter burocratico

Il 21 dicembre 2018 il Consiglio dei Ministri ha affrontato il tema dell’Autonomia richiesto dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, analizzando le bozze delle tre intese.
Dal 7 gennaio 2019 si è intensificato il negoziato con diversi incontri operativi a Roma con i Ministeri interessati, per concordare i contenuti della maggiore autonomia.
Il 15 febbraio 2019 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrerà i Presidenti delle Regioni interessate per la sottoscrizione dell’intesa.
Entro il 21 marzo, ricevuti tutti i pareri richiesti, l’intesa passerà in Parlamento, dove dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta (cinquanta per cento dei deputati e dei senatori più uno). Per quanto riguarda il passaggio dei fondi dallo Stato alle Regioni, vi sarà una fase di transizione di almeno cinque anni.
Proprio le spese per la scuola e il personale scolastico costituiscono oltre la metà dell’intero ammontare dei fondi che dovranno passare dall’amministrazione centrale a quella regionale.

L’intesa avrà durata decennale e sarà resa operativa attraverso una legge nazionale.

Cosa cambierà per gli insegnanti

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Nel testo della bozza di intesa per l’Autonomia si legge: “i nuovi insegnanti di Veneto e Lombardia, probabilmente già quelli che verranno assunti a partire dal prossimo concorso, se il Parlamento delibererà in tempo, saranno dipendenti della Regione“. Proprio sulla parte legata all’istruzione i lavori sono più avanzati rispetto alle altre richieste, anche se per ora il Miur non conferma.
La retribuzione base resta comunque nazionale, ma le Regioni saranno libere di proporre contratti di secondo livello ed altri tipi di incentivi che potranno servire a trattenere gli insegnanti, ma rendendo la scuola più onerosa per i contribuenti.
Il datore di lavoro, diventerà quindi la Regione stessa: per poter cambiare Regione bisognerà fare accordi tra Regioni o tra la Regione e l’amministrazione centrale. Per i docenti già assunti non cambia nulla.

Concorso regionale o nazionale

Il concorso scuola resterà su base nazionale, ma le cattedre messe a bando dal Miur saranno su base regionale. Pertanto potranno esserci regioni che avranno più posti e regioni con posti limitati ad alcune classi di concorso che potrebbero non venire messi a bando. Il contratto di primo livello per gli insegnanti rimarrà a livello nazionale.