diplomati magistrali, post Plenaria Bis

Rabbia, sgomento, sfinimento e tristezza sono solo alcuni dei sentimenti che i Diplomati Magistrali stanno provando in queste ore dopo la notizia della seconda sentenza negativa da parte dell’Adunanza Plenaria. Ennesima pugnalata, ennesima sensazione di smarrimento, ennesima incertezza sul futuro lavorativo. E ora? Che fare?

Le reazioni

Numerosi sono i commenti che stanno imperversando sul web. Chi minaccia di boicottare le lezioni non presentandosi a scuola nei prossimi giorni, chi intende gettare la spugna restando inerme di fronte a questa sconfitta, chi ha perso ogni motivazione anche per la partecipazione al Concorso Straordinario, e chi non vuole smettere di lottare auspicando una nuova battaglia legale. Gli stessi avvocati e sindacati che in questi anni hanno supportato i Diplomati Magistrali, hanno dichiarato il proprio sconcerto di fronte ad una sentenza, secondo alcuni, prevedibile.

Prospettive future

Ad oggi resta la speranza nella pronuncia della Cassazione prevista per il 12 marzo. L’altra via percorribile per il ruolo è rappresentata dal Concorso Straordinario, a meno che non sia dichiarato incostituzionale e, di conseguenza, annullato. L’unica certezza in realtà per questi insegnanti è però, allo stato attuale, quella di un precariato che sembra non aver fine, o perlomeno non a breve. In sostanza, l’unica graduatoria ad essi concessa sembra essere solo la Seconda Fascia GI, o le GM qualora decidessero di avviarsi lungo la strada concorsuale. Le gae restano a loro precluse.

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E ora si assisterà, con ogni probabilità, a un licenziamento di massa (si parla di ben 10000 licenziamenti!) a seguito di sentenze di merito che finiranno con l’uniformarsi a quanto deciso dai giudici di Palazzo Spada.

Il vero ruolo dei Diplomati Magistrali

Alla luce di tutto ciò, i Diplomati Magistrali si chiedono quale sia veramente il loro ruolo nella scuola. Anni trascorsi come precari sono serviti solo a far loro assumere la qualifica di “tappabuchi” o di “motore della scuola”?

Ad ognuno la sua interpretazione.