Scuola, diplomati magistrali assunti con riserva anche il prossimo anno
Scuola, diplomati magistrali assunti con riserva anche il prossimo anno

La nuova sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha sancito l’esclusione delle maestre diplomate magistrale dall’accesso alle graduatorie ad esaurimento: una sentenza che, di fatto, non sorprende alla luce di quanto accaduto negli anni precedenti ma che, in ogni caso, lascia l’amaro in bocca per tutto quanto è successo (e sta succedendo) a margine dell’annosa e delicata questione.

Diplomati magistrale, ‘ora serve soluzione politica’

L’assessore alla scuola della Regione Veneto, Elena Donazzan, ha commentato con parole forti la sentenza della plenaria: ‘Questa sentenza dimostra che serve una soluzione politica urgente. L’unica via di uscita è una soluzione politica – ha tuonato l’assessore – una soluzione politica che, inequivocabilmente, stabilisca la titolarità di quegli insegnanti che, per anni, hanno insegnato nelle nostre scuole, hanno superato l’anno di prova previsto dalle normative e sono stati impiegati regolarmente nelle materie di insegnamento loro assegnate’.
Una presa di posizione, quella dell’assessore Donazzan, strettamente legata anche al principio della continuità didattica, un’altra questione particolarmente drammatica ed incerta che si fa sentire, in modo particolare, negli istituti del Nord.

Potrebbe interessarti:  Diplomati Magistrali depennati, continuità didattica al 30 giugno non per tutti

Donazzan, ‘precariato piaga inaccettabile’

‘Il precariato nella scuola è una piaga ancor più inaccettabile oggi, – ha sottolineato l’assessore alla scuola della Regione Veneto – visto che l’indicazione politica, dalle direttive europee in giù, è quella di stabilizzare le persone in ogni campo lavorativo. La scuola non può essere lasciata in questa condizione di incertezza e di profonda demotivazione per gli insegnanti, prima oggetto di sentenze contrastanti e ora privati di ogni prospettiva’, così conclude la Donazzan.
Incertezza e demotivazione che, per la verità, sembrano essersi insediati nel DNA dell’insegnante della scuola pubblica italiana, se consideriamo anche altri aspetti della professione del docente, quali uno stipendio inadeguato, lo svolgimento della propria attività, spesso, lontani dal proprio luogo d’origine o i rapporti con le famiglie degli studenti, sempre più complicati.